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Maurizio Compagnoni, telecronista di punta di Sky, commenta i temi più importanti di Euro 2012 per Goal.com, con un occhio di riguardo per l'Italia di Prandelli.

Ci eravamo illusi. Forse, un po' troppo. La Spagna, con il suo possesso palla infinito e una concretezza mai vista fino alla semifinale, ci ha rovesciato addosso una secchiata di acqua gelata. Non c'è stata partita. Eppure le premesse erano diverse, dopo aver fatto soffrire i campioni d'Europa e del mondo all'esordio e aver visto la nostra nazionale crescere, quasi impetuosamente, nel corso del torneo.

Non c'è stata partita per tanti motivi. Che la Spagna fosse superiore era noto, che potesse esserlo in modo così palese è stata una brutta sorpresa. Non c'è stata partita perché gli azzurri sono arrivati in fondo dopo aver quasi esaurito la scorta di energie. Nel motore non c'era più benzina. Il calendario dai quarti in poi aveva ristretto gli spazi di recupero (L'Italia ha giocato tre partite in sette giorni, la Spagna ha avuto più giorni per recuperare) e la stanchezza, proprio in finale, ha presentato il conto.

Come ha ammesso, con ammirevole sincerità, Bonucci l'approccio non è stato impeccabile. Probabilmente ci siamo sentiti forti, come se non più degli spagnoli. La straordinaria prestazione contro la Germania aveva illuso -magari solo inconsciamente- che il gap con le furie rosse fosse stato cancellato. Anche perché la Spagna in semifinale contro il Portogallo non aveva incantato e quell'ostinazione di Del Bosque a giocare senza un vero attaccante sembrava quasi la garanzia di una sterilità offensiva degli avversari che ci avrebbe spianato la strada verso il titolo.

Sbagliato l'approccio alla partita. Ci siamo sentiti forti, come se non più degli spagnoli. C'era la sensazione di aver annullato il gap con le Furie Rosse

E invece la Spagna, quasi impaurita dalla crescita azzurra e dalle sue difficoltà, ha giocato a tavoletta sin dall'inizio, come mai aveva fatto nelle partite precedenti. Gli azzurri non hanno opposto il vigore, lo spirito di iniziativa, la concentrazione ammirati nelle partite con Inghilterra e Germania. Le scelte di Prandelli, coraggiose ma azzardate, hanno fatto il resto. Chiellini e Thiago Motta non avrebbero dovuto giocare. E' chiaro, facile a dirsi dopo.

Usciamo da questo europeo con un bel secondo posto che la batosta subita in finale non può cancellare. Dopo la Germania un po' tutti ci eravamo illusi che potesse ripetersi la favola del 2006 ma il secondo posto, solo un mese fa, sarebbe stato fantacalcio. Gli azzurri hanno fatto un figurone, dimostrando che il nostro calcio è sempre ai vertici. La nazionale ha giocato con coraggio, senza mai speculare ma regalando una bella immagine di se.

Xavi e Iniesta straordinari, forse più di Messi: senza di lui han vinto due Europei ed un Mondiale, la Pulce con l'Argentina non ha avuto gli stessi successi

Non abbiamo vinto perché la Spagna è più forte. Anche a centrocampo, si. Ammetto l'errore di valutazione. Dopo la semifinale credevo che il gap con le furie rosse, almeno in mezzo, si fosse azzerato. E invece non è così. Perchè Marchisio, nella partita più importante, è scomparso, irriconoscibile rispetto al giocatore ammirato anche in nazionale, penalizzato dall'assenza di partite importanti a livello europeo. Con un anno di Champions nelle gambe il suo contributo sarebbe stato diverso.

L'assenza di un trequartista vero si è fatta sentire. La condizione atletica ha fatto il resto. Non è un problema di stage. Certo, Prandelli ha ragione nel sollecitarli. Ma se il trequrtista non c'è, non può essere uno a stage a risolvere il problema. La Spagna in mezzo abbonda di soluzioni di grande qualità. E, tornando a Xavi e Iniesta, c'è una riflessione importante da fare.

Chi scrive ha il sospetto che Messi possa essere il giocatore più forte di sempre (sospetto, non certezza). Però Xavi e Iniesta senza Messi hanno vinto due europei e un mondiale. Messi, senza Xavi e Iniesta, con l'Argentina non ha vinto nulla. Forse, non è un caso.

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