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A Danzica le due squadre hanno aperto i rispettivi Europei sfidandosi: a Kiev, 21 giorni dopo, si ritroveranno di fronte per decidere chi alzerà la Coppa al cielo.

Il principio e la fine. Ventuno giorni dopo Italia e Spagna si trovano ancora una di fronte all’altra: una contro l’altra hanno fatto il loro debutto in questo Europeo e ora si contendono il titolo nella notte di Kiev. Tre sole settimane sono passate dalla partita di Gdansk, ma tante cose sono successe e sono cambiate. Senza dimenticare che è proprio grazie agli spagnoli, che hanno evitato il temuto ‘biscotto’ con la Croazia, se Buffon e compagni possono sognare di riportare in Italia dopo 44 anni il trofeo continentale.

LA FAVORITA E L'INCOGNITA

Il 10 giugno la Spagna, insieme alla Germania, era la grande favorita del torneo. Non poteva essere altrimenti, visto che le Furie Rosse avevano vinto l’ultima edizione e nel 2010 in Sudafrica si erano laureati campioni del mondo. Vigilia a dir poco agitata in casa azzurra, scossa dallo scandalo calcioscommesse (carabinieri a Coverciano all’alba, l’indagato Criscito non convocato) e bastonata dalla Russia nell’ultima amichevole. Gli azzurri giocarono alla pari dei blasonati rivali e sfiorarono il colpaccio: l’1-1 finale diede grande autostima al gruppo e allo stesso tempo minò quella di Xavi e compagni. Ora, per quanto visto fin qua, i pronostici si sono ribaltati: l’Italia che ha stroncato Inghilterra e Germania può fermare una Spagna che sogna un tris mai riuscito a nessuno.

CAMALEONTE VS TIKI-TAKA

In questo Europeo la squadra di Prandelli ha mostrato una duttilità senza precedenti. Proprio contro gli spagnoli la prima volta del 3-5-2, soluzione poi bissata contro i croati prima di tornare al più collaudato 4-3-1-2 dalla sfida contro l’Irlanda in avanti, soluzione adottata con il recupero di Andrea Barzagli. E anche domani a Kiev la difesa sarà a quattro. Al contrario Del Bosque non ha mai rinunciato allo schema con il doppio pivote (il 4-2-3-1) e al famoso tiki-taka, la filosofia che ha regalato il doppio trionfo europeo e mondiale. Ciò che il c.t. iberico non è riuscito a risolvere è l’annoso problema del centravanti: senza l’infortunato Villa, sono stati provati in quel ruolo Fabregas, Torres e Negredo. Scherzo del destino (ma non troppo), la migliore Spagna si è vista con il calciatore del Barça, che attaccante non è.

BALO 'HULK', 'EL NINO' PIANGE

Nella prima sfida Mario Balotelli e Fernando Torres si sono intravisti solo nel tunnel degli spogliatoi. SuperMario venne sostituito da Prandelli con Di Natale che andò subito a segno, l’attaccante del Chelsea entrò a un quarto d’ora dalla fine, si divorò un gol fatto, ma cambiò pelle alla Spagna. L’Europeo dell’azzurro sembrava in salita, mentre il collega nella sfida seguente contro l’Irlanda realizzò addirittura una doppietta e sembrava in rampa di lancio. Invece la storia ha riservato dei colpi di scena: Balotelli si è consacrato nella notte di Varsavia, el Niño si è perso per strada, tanto che nella sfida contro il Portogallo non solo Del Bosque gli ha preferito il disastroso Negredo dal 1’, ma non lo ha nemmeno fatto entrare per provare a schiodare lo 0-0.

PIRLO 'MOZART', XAVI ESAUSTO

Dai loro piedi dipende il destino delle due squadre, cosa già apparsa chiara nella prima sfida che entrambi hanno giocato a un buon livello. Ma mentre il rendimento di Andrea Pirlo (Irlanda a parte) è stato un crescendo fino a livelli di eccellenza, quello di Xavi è andato via via calando. Se l’Italia entusiasma e gioca un calcio spettacolare, gran parte del merito va allo juventino, l’uomo con il pallone incollato ai piedi, che fa sempre la cosa giusta al momento giusto. Se il tika-taka spagnolo è più noioso che redditizio, il motivo è semplice: il miglior giocatore di Euro 2008 è stanco dopo una stagione estenuante con il Barcellona e quando le gambe non girano anche la testa si annebbia. Contro il Portogallo Del Bosque lo ha tolto per la disperazione, mentre Prandelli a Pirlo non rinuncerebbe nemmeno su una gamba sola.

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