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La squadra di Del Bosque non ha affatto giocato un buon calcio contro CR7 e compagni. Ma è riuscita nell'intento di approdare alla terza finale consecutiva di una competizione.

Missione completata. Al termine di una partita serratissima ed equilibrata come poche se n'erano viste in questo Europeo, la Spagna supera un ottimo Portogallo ai calci di rigore ed approda alla finale del torneo dove incontrerà una tra Germania-Italia.

Si tratta della terza finale consecutiva per le Furie Rosse in una manifestazione internazionale, ma tra tutte le semifinali disputate per arrivare al match decisivo del relativo torneo (contro la Russia ad Euro 2008 e contro la Germania a Sudafrica 2010), quella di stasera è stata certamente la più complicata. Il Portogallo, chiaramente inferiore sulla carta, ha dato filo da torcere fino all'ultimo secondo agli uomini di del Bosque, che per la prima volta nel torneo non sono riusciti ad andare a segno a gara in corso.

Merito sia dei lusitani, organizzati in ogni reparto e sempre abili nell'interrompere e rallentare le manovre avversarie, ma anche demerito della stessa Spagna, troppo pasticciona per il valore della posta in palio: nonostante si trattasse della gara più importante della spedizione in Polonia e Ucraina per la Roja, la partita è anche coincisa con la peggiore prestazione della banda iberica nella competizione.

Nei novanta regolamentari, infatti, la Spagna non ha nemmeno creato un'occasione da rete o una circostanza che potesse impensierire il portiere avversario Rui Patricio. Sicuramente può aver inciso la scelta iniziale di del Bosque di mescolare nuovamente le carte della formazione: l'ex tecnico del Real Madrid ha deciso di proporre il 4-2-3-1, che finora aveva alternato al 4-3-3, ma con Negredo in campo. Una scelta di formazione che ha sorpreso un po' tutti, dato che al bomber del Siviglia in precedenza erano stati preferiti Torres e Fabregas nei panni di falso nove.

La scelta del tecnico iberico sfortunatamente non ha avuto gli effetti sperati: per i 53' giocati in campo, Negredo non s'è quasi mai visto, ma non solo per colpe sue. Palloni effettivamente giocabili ne sono arrivati pochi, complice un centrocampo stranamente poco ispirato: tanti sono stati gli errori commessi da artisti di prima classe solitamente infallibili, come Xavi e Xabi Alonso, specialmente nella prima frazione di gioco.

Continuamente ingabbiati dai tre centrocampisti portoghesi e pressati in maniera asfissiante, la giornata no delle maggiori fonti della manovra della nazionale campione del mondo ha impedito che arrivassero palloni giocabili sul fronte offensivo, facilitando il gioco della retroguardia lusitana. Nemmeno Silva e Iniesta, con i loro movimenti ad accentrarsi che liberano le corsie sugli esterni per le sgroppate dei terzini, hanno potuto creare spazi per sviluppare trame che portassero ad eventuali pericoli.

E tutto questo, condito anche da molte sbavature in fase d'impostazione dei difensori, ha reso, per la prima volta nel torneo, davvero sgradevole la partita della Spagna, incapace di ribattere a modo l'organizzazione difensiva del Portogallo. Per vedere il primo pericolo dalle parti di Rui Patricio, i tifosi delle Furie Rosse hanno dovuto aspettare fino al 113', quando Iniesta si è fatto ipnotizzare da due passi dal portiere dello Sporting Lisbona. In quei frangenti, infatti, la freschezza fisica degli uomini di Paulo Bento stava cominciando a venire meno, e i campioni del mondo, non avendo trovato altre chiavi di volta, hanno provato a fare leva sulla stanchezza degli avversari per sbloccare il match.

Per la prima volta, dunque, la Spagna non è riuscita a creare le condizioni minime per sfruttare le migliori armi mostrate in questi ultimi anni, ovvero cinismo ed efficacia, che hanno preso il sopravvento allo spettacolo stile-Barcellona. Anzi, il tiki-taka di questa sera era proprio la brutta copia di quello a cui eravamo abituati a vedere.

Ma le grandi squadre si vedono anche quando sono capaci di superare brillantemente i momenti di difficoltà, che in un torneo ad eliminazione diretta come un europeo, anche se di breve durata, possono risultare fatali. La vittoria ai calci di rigore lo dimostra: in una lotteria come questa, tutto può diventare il contrario di tutto.

Di certo però l'immensa tecnica dei rigoristi della squadra, più quel fuoriclasse in porta che risponde al nome di Iker Casillas, sono un bonus che in momenti molto concitati come questi possono risultare decisivi. E così è stato: nonostante l'errore iniziale di un cecchino infallibile come Xabi Alonso, la Spagna è riuscita a vincere, anche con un pizzico di Italia, avendo Sergio Ramos calciato il rigore ispirato da quello celebre di Pirlo contro l'Inghilterra.

Proprio Pirlo e compagnia potrebbero essere gli avversari in finale della Roja. Quello dell'Italia è l'unico e ultimo tabù da sfatare che rimane tra le big europee per la Spagna, se si comprende anche il match di Danzica della fase a gironi, dove le Furie Rosse non sono andate oltre l'1-1 contro gli Azzurri.

L'unico goal subito in questo europeo porta la firma proprio dell'Italia, che è anche l'unica squadra che la squadra di del Bosque non è riuscita a sconfiggere, considerando quella di stasera come una vittoria, seppure ben oltre i normali tempi di gioco.

Questo è l'ultimo esame per la definitiva conferma: la Spagna vuole riconfermarsi campione d'Europa, vuole guardare ancora una volta tutti dall'Olimpo del calcio continentale, e non solo. Servirà una gara diversa rispetto a quella di questa sera, ma i veri campioni raramente sbagliano due volte di seguito. Che serva da lezione a Italia o Germania, chiunque delle due vinca, ma anche alla Spagna stessa: con una quantità di talento così sterminata, buona parte del risultato finale di Euro 2012 dipenderà proprio dalle Furie Rosse. Avversario permettendo.

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