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La Nazionale danese torna a casa a testa alta, dopo aver ben figurato nel girone di ferro, battendo l'Olanda e cedendo soltanto nel finale a Portogallo e Germania.

Siamo ai titoli di coda: la Danimarca saluta l’Europeo e fa ritorno in patria. Peccato, perché gli scandinavi sono stati una delle poche formazioni ad aver espresso il concetto di squadra; pur avendo tanti limiti, infatti, Agger e compagni hanno interpretato un calcio attento e ordinato, seguendo fedelmente i dettami del proprio allenatore. E i risultati ottenuti, del resto, hanno reso onore ai biancorossi, vincitori contro l’Olanda vice campione del mondo e sconfitti di misura da Portogallo e Germania.

Il merito di Morten Olsen, alla guida della Danske Dynamite dal 2000, è stato quello di sfruttare i pochi punti di forza della rosa a sua disposizione. Le manovre spesso e volentieri sono partite dai piedi di capitan Agger, difensore roccioso dotato di piedi sopraffini. La mediana è stata illuminata dalle geometrie di Zimlig che, pur giocando tutto il torneo a mezzo servizio, ha affiancato alle qualità di incontrista quelle di superbo regista. Sulle due fasce, poi, si sono proposti con costanza i due terzini, Jakobsen e Simon Poulsen, due spine nel fianco per le retroguardie avversarie. Sempre pericoloso, ogni qual volta è stato chiamato in causa, anche Bendtner, l’unico attaccante previsto dal modulo danese.


Battuta l'Olanda, tenuta testa a Portogallo e Germania: bottino positivo
È mancato, però, l’apporto di Eriksen e Rommedhal. Da quest’ultimo, per ragioni anagrafiche, era impossibile aspettarsi un contributo analogo a quello fornito dieci anni fa ai Mondiali di Corea e Giappone. Nessuna attenuante, invece, per il gioiellino dell’Ajax che non ha lasciato traccia in questa rassegna: da lui si attendevano lampi di classe, tocchi di magia e giocate illuminanti, ma non si è visto nulla di tutto questo.
Nonostante l’eliminazione, anche ieri sera, Olsen ha dato prova della sua abilità di stratega, ridisegnando la formazione secondo un inedito 4-1-4-1, a causa del forfait di Rommedhal.

Come nelle precedenti occasioni, la Danimarca ha ceduto senza troppe difficoltà il pallino del gioco agli avversari che, tuttavia, non hanno trovato grandi spazi per colpire. Il vantaggio teutonico, infatti, è arrivato a causa dell’unica sbavatura della retroguardia danese, che ha permesso a Podolski di ricevere palla e concludere a rete senza ricevere opposizione. Gli scandinavi non hanno accusato il colpo e, come nelle precedenti apparizioni, hanno atteso con pazienza il momento adatto per rimettere in carreggiata il match.

Nella ripresa, a sorpresa, i biancorossi non hanno abbandonato la tattica attendista, con l’obiettivo di difendere il pareggio e sperare nella vittoria olandese per trovare la qualificazione. Gli auspici, tuttavia, si sono infranti nei minuti finali, con il vantaggio lusitano firmato da Cristiano Ronaldo. La Danimarca, a quel punto, è crollata e il gol di Bender ha chiuso, di fatto, il discorso qualificazione.

Per cambiare le sorti del match, forse Olsen avrebbe dovuto cambiare le carte in tavola nei primi minuti del secondo tempo, ma, in effetti, la sua panchina non disponeva di particolare qualità. La Danimarca, così, torna a casa a testa alta e tra gli applausi del suo tecnico che, a fine partita, nonostante l’eliminazione, ha elogiato i suoi giocatori.

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