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Più di ogni altra cosa, Prandelli sta pagando l'assenza di nuovi fuoriclasse nel nostro calcio. Buffon e Pirlo ultimi superstiti di una generazione che non ha ancora eredi.

Sono mancate tante cose nell'Europeo dell'Italia fino a questo momento. La concretezza sotto porta, in primis. O i goal, per dirla con parole povere, se volete. Una condizione fisica brillante, la capacità di conservare il vantaggio, il piglio autoritario di chi sta giocando per vincere. Ma sopra ogni cosa, la Nazionale di Prandelli paga un'altra lacuna. Quella di un intero movimento calcistico: non produciamo più campioni di spessore internazionale.

Messa così è un po' cruda, ma se non è un dato di fatto poco ci manca. Tra i 23 che hanno presto parte alla spedizione in Polonia e Ucraina soltanto due giocatori si sono meritati nel corso degli anni lo status di fuoriclasse, quelli che ti fanno vincere coppe e campionati: Gigi Buffon e Andrea Pirlo. Il resto della truppa è l'espressione di un calcio che non riesce più a sfornare stelle degne di tale definizione.

Chiariamoci, di buoni giocatori - ottimi in alcuni casi - ce ne sono in azzurro. Ma qui si sta discutendo di altro, di pedine in grado di spostare il peso di una partita dalla propria parte con una singola giocata, di quelli che fanno la differenza. Altri Pirlo, insomma. Non a caso su entrambi i goal segnati in questo Europeo c'è la sua firma. Ecco, la sensazione è che gli manchi qualcuno con cui dialogare, che parli la sua stessa lingua.

Le conseguenze di una Serie A meno competitiva balzano all'occhio appena mettiamo il naso fuori dai nostri confini, a livello di club e di Nazionale. I giocatori più quotato del nostro mediocre campionato, oggi, fanno fatica a dimostrare di essere migliori dell'avversario di turno, che questo sia, russo, croato o chicchessia. Ogni era calcistica è stata caratterizzata da nazioni forti e meno forti: noi, attualmente, non rientriamo nell'elite.

I GIOCATORI ITALIANI 'A VOTO' NEL PALLONE D'ORO DAL 2002
Nel 2002 - 2 italiani votati
Nel 2003 - 7 italiani votati
Nel 2004 - 2 italiani votati
Nel 2005 - 2 italiani votati
Nel 2006 - 6 italiani votati
Nel 2007 - 7 italiani votati
Nel 2008 - 1 italiano votato
Nel 2009 - 0 italiani votati
Nel 2010 - 0 italiani votati
Nel 2011 - 0 italiani votati
D'altronde c'è un dato a testimoniarlo, per quanto empirico possa essere. Il Pallone d'Oro rappresenta senza dubbio l'indice più significativo di quale sia, anno dopo anno, il gotha del calcio internazionale. Capita di poter discutere sul vincitore, di non essere d'accordo sul podio o la Top 10, ma considerando tutti coloro che racimolano almeno un voto si ha un'efficace istantanea dei calciatori più forti del mondo in un determinato momento storico.

Eccolo, il dato di cui si parlava: da tre anni a questa parte, l'Italia non ha raccolto neanche una preferenza nelle ultime tre edizioni del premio ideato da France Football e preso recentemente come riferimento dalla FIFA. L'ultimo ad essere annoverato nella prestigiosa graduatoria è stato Gigi Buffon nell'ormai lontano 2008. Da lì in avanti, nessuno ha più ritenuto i nostri giocatori meritevoli di considerazioni a certi livelli.

Può succedere un anno, non tre di fila. Non è casualità, piuttosto sintomo di un declino ormai evidente anche agli occhi di chi ci guarda da fuori. Gli ultimi ruggiti risalgono al 2006 e al 2007, quando rispettivamente portammo sei e sette azzurri in classifica, sulla scia del successo Mondiale. L'exploit di una generazione di campioni che ha virtualmente ceduto il testimone senza trovare nessuno a raccoglierlo.

In fondo il calcio è così, una concatenazione di cicli contraddistinti da squadre e campioni ben precisi. Siamo stati fortunati a raccogliere l'alloro iridato nel 2006, all'ultimo grande appuntamento per un gruppo di talenti che dieci anni prima aveva già fatto man bassa di trofei a livello giovanile. E proprio il digiuno di successi dell'Under 21 nelle ultime annate è ulteriore testimonianza di un calcio che fatica a produrre nuove stelle.

Di Prandelli si potranno discutere alcune scelte, stiamo pagando uno stato di forma rivedibile e la scarsa confidenza delle nostre punte con il goal, ma prima di ogni altra cosa questa Nazionale è vittima di una fase storica poco fortunata e avara di fuoriclasse. L'azzurro, oggi, brilla di meno.

Se non altro ci si può consolare con una riflessione. Anche i protagonisti del trionfo in Germania son dovuti passare da avventure fallimentari, prima di salire sul tetto del mondo. Dal Mondiale del 2002 all'Europeo 2004, non sono mancati gli errori di percorso nel cammino verso la gloria.

In certi casi la lezione è stata severa, ma l'hanno imparata. I fuoriclasse si vedono anche da questo.

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