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Nonostante le potenzialità e le occasioni create, l'attacco Azzurro è uno dei peggiori d'Europa. Adesso i goal sbagliati possono costarci l'eliminazione ancor prima dei quarti.

Con soli 2 goal in 5 gare l’Italia palesa un problema in fase realizzativa molto grave, soprattutto dopo le numerose occasioni avute sotto porta e con il livello di attaccanti che Prandelli ha portato agli Europei. Cassano, Balotelli, Di Natale rappresentano  senza dubbio – come doti individuali – uno degli attacchi più forti di Euro 2012 ma di questi 3 è andato a segno solo la punta dell’Udinese, mentre gli altri due – che peraltro sono partiti sempre da titolari – hanno fallito più di una ghiotta occasione.

Se contro la Spagna segnare solo una rete è comprensibile, contro la Croazia – dove bisognava fare gioco e chiudere la partita dopo il goal di Pirlo – era necessario almeno segnarne almeno un altro, tutelandosi così da un’eventuale black out difensivo (come poi effettivamente è successo). Le reti fallite – perché di occasioni ne abbiamo avute, e pure belle grosse – potrebbero condannare gli Azzurri a tornare a casa anticipatamente tra i mille rimorsi.

Cosa succede ai nostri attaccanti? Forse manca quella cattiveria e quel pizzico d’egoismo che contraddistingue una punta spietata – alla Inzaghi per intenderci – da un attaccante mediocre, manca quella velocità di pensiero, quella istintività e anche quel coraggio da killer d’area di rigore che ti rende bomber insaziabile, che ti fa prendere la decisione giusta senza pensarci troppo.

Adesso quegli errori sotto porta potremmo pagarli molto cari, perché se Spagna e Croazia pareggiassero 2-2 per noi non ci sarebbe più nulla da fare e in ogni caso, per poter sperare, dovremmo battere l’Irlanda con almeno due goal di scarto, cosa rara per questa nazionale azzurra. Contro il Trap gli attaccanti che Prandelli sceglierà di far scendere in campo dovranno affrontare la gara con gli ‘occhi della tigre’, con l’agonismo che è mancato finora, con una fame implacabile che ti permetta di fare la differenza, sempre.

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