thumbnail Ciao,

I giocatori, dopo aver visitato il Museo, si sono spostati nel campo di sterminio, dove, seduti sui binari della morte, hanno ascoltato le testimonianze dei sopravvissuti.

La Nazionale italiana di calcio si è recata stamane in visita al campo di concentramento nazista di Auschwitz. Ad accogliere il ct Cesare Prandelli, i giocatori e i dirigenti azzurri è stato il direttore del Museo del lager, con il presidente della comunità ebraica italiana, Renato Gattegna, e il direttore del Museo dell’Olocausto di Roma, Marcello Pezzetti.

La delegazione azzurra ha varcato il cancello con la scritta ‘Arbeit macht frei’, ‘Il lavoro rende liberi’, con le guide audio alle orecchie. Per loro è un’esperienza molto forte, che non dimenticheranno facilmente. Grande commozione traspare nei volti degli giocatori, Balotelli su tutti.

Prandelli, giocatori e dirigenti hanno sostato in silenzio per alcuni attimi di fronte alla parete di mattoni rossi dove venivano eseguite le condanne a morte. Buffon ha deposto una corona di fiori bianco-rosso-verdi. Ciascun giocatore ha posato un lumino in memoria dei morti.

Auschwitz è il lager simbolo della ferocia del nazismo. Luogo in cui vennero sterminati un milione di ebrei e 200 mila altri cittadini europei. Dopo circa un'ora di visita al museo del lager, gli azzurri si sono spostati a Birkenau, il campo di sterminio nazista dove c'erano le camere a gas e furono uccisi un milione di ebrei, a tre chilometri dal lager principale. Gli azzurri si sono seduti sui binari della morte, dove hanno seguito i racconti dei sopravvissuti. Molto commosso e in lacrime il portiere Gigi Buffon.

Ad Auschwitz morì anche Arpad Weisz, ebreo ungherese, calciatore e poi allenatore. Come tecnico vinse tre scudetti, con l'Inter nel 1930, e con il Bologna nel 1936 e nel 1937. Allenò anche Bari e Novara. Le leggi razziali italiane del 1938 lo costrinsero a emigrare in Olanda. Qui fu arrestato dai nazisti e deportato ad Auschwitz insieme alla famiglia. Fu ucciso nell'inverno del 1944.

Questa la struggente testimonianza data ai microfoni della 'Rai' da uno dei sopravvissuti che hanno parlato con gli azzurri, il signor Sami Modiano: "Fummo presi a Rodi nel 18 luglio 1944 - ha raccontato - e portati ad Auschwitz il 16 agosto, dopo quasi un mese di viaggio. A Birkenau c’è stata la selezione, con un ufficiale tedesco che decideva chi doveva vivere o morire con un colpo d’occhio o un cenno della mano. Io allora avevo tredici anni e fui ritenuto abile con mia sorella Lucia e mio padre. Ma anche noi saremmo dovuti morire. Fui liberato dai Russi ad Auschwitz nel 45 perché i nazisti mi credettero cadavere dopo esser crollato a terra durantela marcia della morte...”.

Ai microfoni di 'Rai Sport' ha parlato a fine visita il difensore Giorgio Chiellini: "Speriamo che una tragedia del genere non si ripeta mai più nella storia. Noi siamo stati fortunati a non vivere il periodo della guerra, con cui hanno invece dovuto fare i conti i nostri antenati. Questa esperienza serve perché sia sempre combattuta ogni forma di atrocità". Dopo la visita nei campi di Auschwitz e Birkenau, gli azzurri sono tornati in pullman nella sede del loro ritiro.

Sullo stesso argomento