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Il capo dello sport italiano dice la sua sulle questioni più scottanti che hanno scosso il nostro pallone negli ultimi anni. Poi ammette: "Giustizia sportiva da rivisitare".

Dopo ben 14 anni di 'regno', Gianni Petrucci sta per salutare la sua poltrona di presidente del Coni ed allora affida alle pagine del 'Corriere dello Sport' alcune riflessioni importanti su argomenti scottanti che hanno scosso il calcio italiano durante gli anni del suo mandato.

Inevitabile parlare di due pagine nerissime come Calciopoli e Scommessopoli, e della questione ad esse collegata di una giustizia sportiva che mostra sempre più preoccupanti segnali di inadeguatezza.

"La giustizia sportiva del calcio è sempre più nella bufera? E io vi rispondo: avete visto com'è finita Calciopoli? Per la giustizia ordinaria tutti assolti in appello, tranne Giraudo. Al momento. Mentre lo sport li ha puniti. All'epoca tutti a dire: la giustizia sportiva è in ritardo, non fa niente, fa sconti a tutti. Invece è quella che è stata più chiara".

E quando gli si fa notare che dal caso Conte non si direbbe, visto che Palazzi propone tre mesi, viene sconfessato e alla fine il tecnico della Juventus paga con quattro mesi, Petrucci ribatte: "A conferma che aveva ragione Palazzi. Un mese in più o in meno non può modificare il giudizio...".

"Allora va tutto bene? No, anch'io sento l'esigenza di rivisitare la giustizia sportiva - ammette il capo supremo dello sport italiano - Accelerando i processi, pur salvaguardando il diritto di difesa. Cambiando in primo luogo la responsabilità oggettiva, riconoscendo quando la società ha fatto il possibile e non gli si può imputare nulla".

Le domande poi si spostano sul famoso 'tavolo della pace' tra Juventus ed Inter, di cui Petrucci fu promotore: "Quell'esperienza è ancora attuale - spiega Petrucci a proposito dello scontro che sembra ancora vivo tra i due club per motivi non sempre strettamente calcistici - Ma non si arriverà mai più a quel livello. Era troppo basso... Due grandi imprenditori come Agnelli e Moratti non potevano non riparlarsi. Ricordo cinque ore abbondanti di dialogo, e alla fine persone che non si parlavano da anni si strinsero la mano".

"Se questa vicenda si può chiudere con la restituzione dello scudetto dell'Inter? Per me quella è una vicenda già chiusa - sentenzia lapidario Petrucci - Il Vangelo dice: 'Non si può dare la mano alla ladra e guardare indietro'...".

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