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La confessione dell'ex Dg della Vecchia Signora: "Le schede venivano tenute nella sede e non dal sottoscritto. Perchè sono state acquistate? Sapevamo di essere spiati...".

Sempre pronto a difendere la Juventus da tutto e tutti, sicuramente meglio della precedente dirigenza bianconera, Luciano Moggi forse si è stancato di passare come unico capro espiatorio di Calciopoli e soprattutto di non ricevere dalla società il supporto personale che riteneva di meritare.

Fa sensazione infatti che l'ex Dg della Vecchia Signora tiri ora pesantemente in ballo la società di Corso Galileo Ferraris su una questione precisa, e non marginale, visto che è stata una delle architravi (non crollata) dell'accusa del processo penale di Napoli conclusosi con la condanna di Lucianone in primo grado.

"Schede svizzere? Le schede svizzere - ha detto Moggi a 'Mattina Sport' - sono state un'idea della società Juventus e non mia. Le schede venivano tenute nella sede e non dal sottoscritto. Perchè sono state acquistate? Sapevamo di essere spiati da Telecom e per questa ragione è nata l'idea di usare queste schede".

"Paparesta? Non so perchè Gianluca ce l'abbia tanto con me - ha spiegato poi Moggi - Ho dato personalmente una di queste schede al padre perchè partecipando a una trasmissione dove realizzava la moviola ci tenevo a sapere o a confrontarmi con lui su alcuni aspetti. Tutto qui...".

Ma anche l'ex designatore arbitrale ne aveva una e Moggi dà anche in quel caso la spiegazione: "Perchè anche Paolo Bergamo aveva questa scheda? E' molto semplice. Durante le cene tra tutte le società, volute dai vertici di allora della Lega e non da Bergamo, pensai di dargliene una in quanto lo avevo messo a conoscenza dei miei sospetti sul fatto di essere spiati, una cosa che non credo farebbe piacere a nessuno".

"Voglio ricordare - ha concluso l'ex dirigente bianconero - che queste schede sono state intercettate, ma non trovando nelle conversazioni niente di importante hanno voluto creare comunque un alone di mistero che non aveva alcun senso di esistere. Reazione di Giraudo dopo la sentenza di conferma della condanna in appello? Era deluso e amareggiato ovviamente...".

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