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L'ex arbitro spiega: "Dal processo di appello mi aspetto che le carte che sono già a disposizione vengano esaminate con maggior serenità".

Quello di Calciopoli è stato certamente lo scandalo più grave che ha colpito il calcio italiano nel corso della sua storia. Non è un caso che, a oltre sei anni di distanza da quella rovente estate del 2006 se ne continui ancora a parlare.

Tra le persone allora implicate, spicca anche Paolo Bertini, uno dei migliori arbitri italiani che, a causa di presunti contatti con Luciano Moggi, è stato condannato in ambito penale, a cinque mesi di reclusione in primo grado dal Tribunale di Napoli.

L'ex arbitro, intervistato ai microfoni Rai Sport, si è detto convinto del fatto che presto verrà fatta piena luce sulla vicenda: "Mi è piaciuto ben poco quello che è successo fin qui, è una cosa naturale. Dal processo di appello mi aspetto che le carte che sono già a disposizione vengano esaminate con maggior serenità. So che in un processo con ventiquattro imputati è difficile riuscire a dare la giusta attenzione a tutti, ma sono fiducioso".

Bertini vuole dimostrare di non aver avuto contatti con Moggi: "La mia innocenza verrà dimostrata. Non facevo parte di nessuna organizzazione, io non ho mai posseduto alcuna scheda svizzera. Per me sarebbe già sufficiente che la mia figura venga estrapolata da questa situazione".

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