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Oltre la metà dei calciatori stranieri presenti in A ha collezionato più minuti degli italiani: 109 utilizzati col contagocce, in 60 sono 'inutili'.

Sempre meno prodotti nostrani in favore di calciatori esteri. Ecco come si presenta la Serie A, autentico 'terreno di conquista' di chi non parla la lingua italiana e viene scelto dai club nella speranza di migliorare i rispettivi organici. Spesso, però, con scarsi risultati.

Da un'indagine svolta dalla 'Gazzetta dello Sport', vien fuori che nell'ultima annata il 54,1% dei giocatori provenienti da altri paesi abbia collezionato più minuti rispetto a quelli di casa nostra: 10 squadre su 20 del massimo campionato hanno dato loro maggiori possibilità di impiego, contro un 45,9% penalizzato e non poco.

E poi ti rendi conto che sono ben 109 gli stranieri che hanno inanellato meno di 8 presenze da titolare, specchio fedele di una fiducia incondizionata data dai club italiani verso chi milita al di fuori dei confini del Bel Paese. In 60, invece, non sono quasi mai stati utilizzati.

Prendendo in esame le ultime 3 stagioni di Serie A, i giocatori italiani hanno una media voto più alta rispetto agli stranieri, ma l'invasione è ormai un dato di fatto. Nonostante, siamo coloro i quali hanno adottato regole più restrittive sul tesseramento degli extracomunitari.

L'Inter ha impiegato il 92,2% di stranieri rispetto a calciatori di casa nostra nell'ultimo campionato, De Laurentiis predilige altre nazioni rispetto ai prodotti di casa nostra per il suo Napoli ("Una follia imporci di acquistare italiani, non ci sto, siamo in un villaggio globale"), il Catania arrivò ottavo e poi è sceso in B puntando in prevalenza su argentini. Sono solo alcune sfaccettature di un sistema decisamente 'anti-Italia'.

Prendere giocatori che parlano la nostra lingua spesso comporta oneri economici troppo grandi (fidejussioni bancarie o richieste elevate) e spesso viene ritenuto controproducente dal punto di vista della qualità tecnica, al contrario dell'estero dove si possono 'aggirare' paletti e trovare il potenziale 'crack' conosciuto da pochi o nessuno.

Ed eccoci al 'flop' Mondiale, con un fallimento che dà l'idea di come il pallone italiano sia alla deriva e necessiti di un'inversione di tendenza. Magari, cominciando a puntare su nostri calciatori, la musica cambierebbe.

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