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Il tecnico del Sassuolo è raggiante dopo l'1-1 con la Roma: "Dopo lo 0-7 con l'Inter dovevo cambiare qualcosa. Oggi siamo rimasti in partita, non aveva senso fare le barricate".

Un avvio da brividi, con sconfitte in serie. Poi, piano piano, il Sassuolo si è adattato alla Serie A e ha fatto capire al calcio italiano di poterci stare. Convinzione rafforzata dopo l'incredibile pareggio ottenuto nel finale all'Olimpico, contro la Roma capolista del campionato.

"Dopo il ko con l'Inter abbiamo ritrovato la mentalità che ci ha accompagnato nella cavalcata dalla B alla A - dice a 'Sky Sport' Eusebio Di Francesco - Oggi ho detto che dovevamo rimanere in partita, venire a Roma e fare le barricate non ha senso perché un goal prima o poi lo prendi. Nel finale avevamo 4 attaccanti e le risposte sono state positive. Ci abbiamo creduto".

Da giocatore, Di Francesco ha vestito la maglia giallorossa. Il suo allenatore è stato Zdenek Zeman, da cui ha appreso tanto per la sua seconda vita in panchina. "Il mio passato a Roma? Non credo di aver perso degli amici (sorride)... Ci sono dei valori che vanno al di là del calcio" dice.

Ancora: "Ho dei ragazzi giovani che stanno crescendo. Ho cambiato qualcosa dopo i 7 schiaffi con l'Inter, era inevitabile farlo. La squadra ha ancora in testa il 4-3-3 perché certi meccanismi ti rimangono. E questo è il mio vantaggio, perché ho la possibilità di cambiare più moduli in corsa".

"Agnelli dice che sogna un calcio in cui anche il Sassuolo possa spendere 15 milioni per un giocatore? Noi abbiamo una grande proprietà ma restiamo una piccola realtà - continua - La differenza con le grandi è notevole. Berardi? Ha sbagliato a rifiutare la nazionale, ma lo ha riconosciuto. Ha un caratterino particolare, ma mi auguro di poterlo convincere a tornare sui suoi passi".

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