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Nel 2000 lo scandolo passaporti, nel 2006 i fatti di Calciopoli, quindi il processo per i pedinamenti illegali. Vittorie ma non solo, anche ombre sull'Inter di Moratti.



L'epopea dell'Inter di Massimo Moratti volge al termine, tra tanti successi, decine di protagonisti, parecchi passaggi a vuoto e - come nella tradizione italiana, volendo - con qualche ombra. Anche per i nerazzurri, usciti indenni dalla torrida estate del 2006, gli 'incidenti di percorso' in questi ultimi diciotto anni non sono infatti mancati. Da Passaportopoli ai pedinamenti illegali, passando per quelle telefonate intercorse tra Facchetti e i designatori arbitrali puntualmente chiamate in causa nei dibattiti al veleno su Calciopoli. Ma andiamo con ordine.

PASSAPORTI FALSI

Al termine della stagione 1998/99, dopo il campionato da protagonista giocato con il Venezia, Alvaro Recoba torna alla base, per restarci. Ad Appiano i cinque posti da extracomunitario sono già occupati, il nodo è serio, le possiblità di trattenere l'uruguaiano si affievoliscono.

Il 12 settembre del 1999 però Recoba ottiene l'agognato passaporto che gli permette di divenire comunitario e continuare l'avventura in nerazzurro. Tutto sembra risolto.... almeno per dodici mesi. Esattamente ad un anno di distanza infatti scoppia lo scandalo, Warley e Alberto vengono fermati alla dogana polacca durante una trasferta dell'Udinese, i loro passaporti risultano contraffatti.

Scatta l'inchiesta, il cerchio si allarga e nel calderone finiscono sette società (Inter, Lazio, Roma, Milan, Udinese, Vicenza e Sampdoria), quindici dirigenti e ben quattordici giocatori, compreso Recoba appunto. L'Inter si dice estranea alla faccenda, ma lo spettro penalizzazione è dietro l'angolo. A salvare i club coinvolti arriva però il colpo di spugna federale, il 3 maggio del 2011 infatti la norma sugli extracomunitari viene modificata.

Il processo davanti alla Commissione Disciplinare inizia un mese dopo e si conclude a luglio, pesanti multe alle società coinvolte, squalifica di un anno per Oriali e Recoba. La Camera di Conciliazione del Coni fa il resto, portando lo stop del Chino a soli quattro mesi, la metà scontati durante la pausa estiva, e riducendo anche la multa ai nerazzurri. Diverso il responso della giustizia ordinaria, davanti alla quale nel 2006 sia Oriali che Recoba patteggiano sei mesi di reclusione per i reati di concorso in falso e ricettazione.

INDAGINI ILLEGALI

Nei primi anni del 2000 l'Inter arranca in campo, ma alle alte sfere nerazzurre qualcosa non torna. Possibile che una squadra competitiva come quella costruita da Moratti non sia davvero in grado di portare a casa nessun trofeo solo per demeriti sportivi? Alcuni arbitraggi insospettiscono, e le confessioni rese dal signor Nucini a Facchetti confermano i peggiori timori: dietro le sconfitte dell'Inter si celerebbe un complotto ordito dalla cosidetta combriccola romana, capitana da Moggi e dal fischietto De Santis. I dirigenti nerazzurri non restano a guardare.

Tavaroli, ex capo della sicurezza di Telecom e Pirelli, nel giugno del 2012, ammette in un'aula di tribunale quanto molti sospettavano da tempo: furono Moratti a l'allora numero uno dell'Inter, Giacinto Facchetti, a commissionare , nel periodo che va dal 2002 al 2003, le indagini illegali nei confronti dell'arbitro romano, della Gea World e della Juventus. Non vere e proprie intercettazioni, sia chiaro, ma dati sui traffici, magari per scoprire connessioni tra vari soggetti, attraverso il cosiddetto sistema Radar.

I vertici dell'Inter smentiscono tutto, spiegando di aver solamente chiesto a Tavaroli come muoversi per verificare quanto saputo dalla gola profonda Nucini. De Santis decide di andare fino in fondo e cita per danni la società nerazzurra, chiedendo un risarcimento pari a ventuno milioni di euro. Risarcimento negato il 23 aprile di quest'anno dalla prima sezione Civile del Tribunale di Milano.

Da leggere attentamente però le motivazioni, che non sembrano escludere del tutto una responsabilità nerazzurra nel dossieraggio Telecom, pur non esistendo prova che sia stata l'Inter a commissionare il lavoro agli 007 della compagnia telefonica. "Il costo economico di tutti gli abusivi accertamenti a carico dell'arbitro De Santis era sostenuto da Pirelli. In altri termini deve affermarsi che oltre alla pertinenza organizzativa degli autori materiali della condotta al gruppo Pirelli/Telecom ad alla assunzione da parte di quest'ultima dell'onere economico dell'intera operazione, si riscontra il soddisfacimento in capo a quel committente di un interesse economico funzionale proprio ed autonomo, in qualità di azionista di rilievo nonché sponsor dell'Inter" - recita la sentenza milanese.

Inter che d'altronte ha già pagato caramente il 'vizietto' dello spionaggio industriale, chiedere per informazioni a Christian Vieri. L'ex bomber nerazzurro ha infatti vinto la causa intentata al club per i pedinamenti illegali messi in atto nei suoi confronti da parte di un'agenzia investigativa fiorentina guidata da Cipriani, uomo legato a doppio nodo proprio all'uomo sicurezza delle Telecom, Giuliano Tavaroli.

La società di Moratti è stata condannata a versare un risarcimento pari al milione di euro per 'il danno arrecato', riconosciuta 'la responsabilità di Telecom Italia spa e di F.C. Internazionale Milan spa nella produzione dei danni subiti dal giocatore'.

CALCIOPOLI

L'estate del 2006 rappresenta senza dubbio alcuno il vero snodo per le sorti dell'Inter morattiana. Sette anni fa l'inchiesta condotta dalla Procura di Napoli svela al mondo calcistico, e non solo, i contatti proibiti tra alcuni dirigenti e i designatori arbitrali. Lo scandalo travolge la Triade della Juventus, in special modo Luciano Moggi, deus ex machina delle vittorie bianconere di quegli anni. Insieme alla Vecchia Signora, poi retrocessa in B, la bufera soffia forte anche per Lazio, Fiorentina e Milan.

L'Inter beneficia delle sentenze sportive, celeri come non mai, vedendosi assegnare lo Scudetto 2005/06, nonostante un distacco in classifica pari a qualcosa come quindici punti dalla vetta. Tutto giusto, tutto in regola. Se non fosse che, qualche anno dopo, tramite le indagini difensive condotte dai legali di Moggi, sbucano fuori a sorpresa altre telefonate sospette: stavolta però ad un capo della cornetta c'è proprio Giacinto Facchetti, compianto presidente nerazzurro.

Palazzi apre il capitolo Calciopoli-bis, e nel luglio del 2011 le conclusioni sono da far tremare i polsi: l'Inter è salva sì, ma solo grazie alla prescrizione. Il Procuratore Federale infatti conferma come anche i nerazzurri, se i fatti fossero venuti alla luce nell'estate del 2006, avrebbero dovuto essere deferiti per illecito sportivo, configurandosi "una responsabilità diretta ad assicurare un vantaggio in classifica alla squadra, mediante il condizionamento del regolare funzionamento del settore arbitrale e la lesione del principio di alterità, terzietà, imparzialità e indipendenza".

Moratti, sempre sensibile sul tema, non ci sta e tuona contro Palazzi: "Un attacco assolutamente inaccettabile. Grave coinvolgere Facchetti, non c’è alcun elemento nuovo, tutto è stato già giudicato”. Il numero uno della Juve, Andrea Agnelli, che ancora reclama i trentuno Scudetti conquistati sul campo, chiede di riaprire il fascicolo riguardante l'assegnazione del titolo 2006. Richiesta respinta. Ma le ombre, tante, rimangono parte dei 18 anni di Massimo Moratti in sella all'Inter.

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