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Il feeling tra l'attaccante e la società non è più solido come un tempo. Il Borussia Dortmund continua a seguire il ragazzo, il cui futuro resta tutto da decifrare.



Il curioso caso di Stephan El Shaarawy è più figlio dell'estate che degli infortuni recenti. Non è la sfortuna, o la strana improvvisa predisposizione all'acciacco a far notizia, quanto piuttosto quella fastidiosa (per l'ambiente milanista) onda lunga che resta difficile da digerire per ogni analista che abbia capito che qualcosa tra il campioncino savonese e i vertici della dirigenza rossonera si è realmente incrinato.

Screzi su cui, va detto, in molti ci hanno marciato sopra, ma è altrettanto vero che sia il calciatore che il Milan stesso stanno preparando le rispettive strategie programmatiche. Paradosso vuole che preso nel mezzo ci sia Allegri, colui che improvvisamente puntò (andando alla cassa) sull'attaccante di origini egiziane, salvo poi in parte scaricarlo dopo averlo difeso a spada tratta, quando gli ultimi senatori rimasti nello spogliatoio gli imputavano un certo eccesso di protezione nei confronti del ragazzo.

Iniziamo però dall'attualità: El Shaarawy non è nel suo massimo momento di esposizione internazionale. L'unica vera pretendente, al momento, è il Borussia Dortmund, che lavora sempre alacremente su questa categoria di calciatori e che, assorbito il dopo-Gotze (forse), già teme fortemente il dopo-Reus più che il dopo-Lewandowsky. Tra l'altro i teutonici furono i primi, un anno e mezzo fa, ad interessarsi all'ex genoano quando viveva ancora all'ombra di Zlatan Ibrahimovic.

Intanto nella famiglia El Shaarawy l'obiettivo è non farsi trovare impreparati, con il fratello Manuel che da 48 ore è diventato Agente FIFA autorizzato: ora dunque l'autogestione degli affari e dell'immagine di El Shaarawy sarà un punto cardine in più con il quale confrontarsi.

Tecnicamente e psicologicamente, va sgombrato il campo da ogni equivoco: il giocatore non patisce affatto la compresenza di Mario Balotelli. Anzi, ne è un complice e un amico fidato. Fuori dal campo riga piuttosto dritto, pur non essendo un modello alla Del Piero (eccezione delle eccezioni). Piuttosto fa e farà sempre più fatica a considerarsi un attaccante esterno di rientro che gioca 'attaccato alla riga' di sinistra.

Nelle giovanili si è imposto come seconda punta naturale, sempre devastante in campo aperto e con quel buon feeling con il goal che non guasta. Le imposizioni di Arcore (un uomo dietro a due punte) avrebbero voluto agevolarlo, ma la partenza stagionale non è stata semplice, anche perché gli arrivi a fine mercato di Matri e Kakà non hanno infuso grande fiducia nella punta classe '92.

Non va dimenticato inoltre il precedente risalente a giugno, quando il Manchester City non aveva ancora deciso di affondare il colpo per Jovetic. La prima scelta inglese era solo una: El Shaarawy. I Citizens misero sul piatto 28 milioni, per Galliani si sarebbe dovuto fare. Per il giocatore no, magari anche perchè consigliato da Balotelli che Manchester l'ha vissuta in tutto e per tutto. No a prescindere.

Da qui partirebbe il grosso della diatriba interna: il Milan non ha gradito questa presa di posizione. Ora El Shaarawy ha davanti a sè due strade: provare a consacrarsi in rossonero o valutare il da farsi, in un futuro chissà quanto lontano.

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