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ANALISI - Il numero 22 consentirà di applicare senza troppi problemi sia il 4-3-1-2 che il 4-3-2-1, moduli di gioco in cui il Faraone sembra di troppo...

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Sentimento, commozione, la parola 'cuore' usata fino allo sfinimento. Tutto questo rappresenta il ritorno al Milan di Ricardo Izecson dos Santos Leite, per gli amici Kakà. Un trasferimento che a qualcuno, forse un po' più freddo e cinico, ha fatto storcere il naso, mentre ad altri, quasi tutto il popolo rossonero per la precisione, ha riacceso un entusiasmo sopito nella depressione estiva da astinenza da grande colpo.

Tanto entusiasmo da nascondere anche qualche contraddizione nelle dichiarazioni, mai lasciate al caso, di Galliani e soci. Dal "a giugno informammo Berlusconi di voler prendere Kakà" al "abbiamo pensato a lui solo quando Boateng è partito". Lapsus o sviste tipiche da euforia. Ma come cambia il Milan?

Al netto delle condizioni fisiche del figliol prodigo, i rossoneri per andare avanti fanno passi indietro, proprio come specificato dallo stesso Kakà, “Con Caroline (la moglie) abbiamo ripercorso i passi indietro di dieci anni”. Si torna al trequartista puro, ad uno schema che negli anni ha fatto grande il Milan di Ancelotti.



Kakà, Balotelli e poi si vedrà, ma conoscendo Allegri, puntiamo tutto su Matri sempre e comunque, col 'Faraone' El Shaarawy a cresta bassa in panchina fino allo step evolutivo dal punto di vista tattico, da esterno a seconda punta. Detto così sembra fin troppo facile, ma la collocazione in campo di Kakà non sarà così scontata. Alla lunga potrebbe esserci un ulteriore passo indietro fino all'albero di Natale che tanto fece infuriare Berlusconi negli anni addietro.

Il motivo è semplice: Mario Balotelli. 'SuperMario', il vero patrimonio di questa squadra dal punto di vista tecnico e finanziario, ama giocare col pallone tra i piedi e farlo anche lontano dalla porta. Per questo motivo è stato preso in fretta e furia Alessandro Matri, una punta centrale da alternare a Pazzini. Per rifinire però necessita di spazio, spesso sulla sinistra, la zona di campo preferita da Kakà: chiedere a Ronaldinho.  Possibile dunque che i due, il numero 22 e il 45, si spartiscano i quindici metri dietro all'unica punta.



Ma c'è anche una seconda ipotesi con Kakà camuffato da seconda punta in assenza dello scatto e della progressione che lo hanno reso Pallone d'Oro in passato. In qualsiasi caso c'è una certezza: El Shaarawy sembra ai margini per il momento e dovrà dimostrare di meritare un posto nel Milan. Il problema però è anche un altro in casa Milan e toccherà ad Allegri e ai giocatori stessi risolverlo.

In presenza di un reparto avanzato di ottimo livello, spicca ancora di più l'inadeguatezza di difesa e centrocampo. Non tanto nell'undici titolare quanto nella mancanza di alternative valide e tranquillizzanti. In difesa tolti Mexes e Zapata, c'è Silvestre. Giocatore normale, non un fuoriclasse ma nemmeno un brocco assoluto, comunque tutto da verificare contro squadre che spesso giocano sulla velocità del contropiede.

A centrocampo manca una pedina di quantità e piedi buoni per distruggere e far ripartire il gioco. Il fumo gettato negli occhi dei tifosi con il ritorno più atteso ha causato anche questo. Per intervenire però non c'è più tempo, la parola passa al campo.

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