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Operato d'urgenza per un tumore al testicolo, l'ex Milan racconta: "Il momento più duro è quando entri in ospedale. Ora ci scherzo ma vi dico: la prevenzione è fondamentale".

Il triste e umano destino di Francesco Acerbi: un anno fa il Milan, apice per qualsiasi giocatore che fin da piccolo sogna di giocare in una big della Serie A. Pochi giorni fa il dramma del tumore al testicolo, quell'operazione d'urgenza. E ora viene il difficile. Abidal e Vilanova lo insegnano. La lotta al cancro non è mai finita.

Intervistato dai colleghi della 'Gazzetta dello Sport', il neo difensore del Sassuolo racconta con grande forza la sua delicata situazione di salute: "Sono stati attimi tremendi. La prima reazione è stata quella di isolarmi  ho preso la bici e ho fatto un giro per distrarmi. Poi ho subito chiamato Valeria, la mia fidanzata, e il mio agente. Ho affidato a loro i miei timori e l’indomani mi hanno seguito a Milano per l’ecografia decisiva al San Raffaele. In quei momenti la loro vicinanza è stata fondamentale".

L'operazione al San Raffaele e la dimissione in sole 36 ore. Acerbi spiega il momento più duro: "Quando varchi la soglia dell’ospedale ti rendi conto a cosa stai andando incontro. Le premure dei medici non mascherano le sofferenze di chi ti è intorno e le paure si ingigantiscono. L’asportazione di un testicolo comporta non pochi dolori nella fase post-operatoria: non è una passeggiata".

Ma dopo l'operazione, ecco la decisione di rendere tutto pubblico, per sensibilizzare: "Confrontandomi con i medici ho capito la fortuna che ho avuto. Avevo fatto gli stessi test a febbraio e non era emerso nulla. La nuova verifica ha permesso, così, di scoprire il tumore all’inizio. Non finirò mai di ringraziare i dottori che mi hanno salvato la vita - continua l'ex Chievo - ma ora mi sembra doveroso mandare un messaggio positivo. La prevenzione è fondamentale e d’ora in avanti mi impegnerò per diffondere questo messaggio. Ora ci scherzo anche sulla mia disavventura e, vi assicuro, non è per superficialità".

Acerbi, passato dal Chievo al Milan e poi rispedito in inverno a Verona, però non cerca alibi nella malattia: "Dopo la morte di mio padre avevo una spinta interiore che mi pose all’attenzione del Milan. Poi non tutto è andato per il verso giusto ma da questa esperienza ho capito una volta di più dove voglio arrivare e so che devo fare le cose per bene. Ho voglia di spaccare il mondo".

Il difensore ammette di voler continuare a vivere la vita di tutti i giorni con il sorriso sulle labbra. E pensa già a tornare sul campo: "Se tutto procede bene entro una settimana posso tornare a correre. Intanto ho avuto tante attestazioni di affetto e ringrazio tutti. Soprattutto i miei compagni e mister Di Francesco. Domani mi aspettano a Reggio Emilia per il Trofeo Tim, sarà un piacere rivederli dopo quest’incubo".



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