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ANALISI - La Juve domina la Serie A senza l'apporto di un attacco spumeggiante: tra limiti tecnici e motivazioni tattiche, ecco come si può stravincere senza un goleador.

E’ successo una sola volta, nella storia della serie A: stagione 1995/96, Igor Protti, attaccante riminese del Bari, vince la classifica cannoniere in coabitazione con Beppe Signori segnando 24 reti, ma la sua squadra retrocede in serie B. Ovvero, grande bomber in una squadra perdente: l’esatto opposto del caso-Juventus, campione d’Italia back-to-back senza avere in rosa un giocatore da almeno 15 gol a stagione, un attaccante di razza capace di decidere le partite con una singola giocata.

Oh, sia chiaro: in Italia gli scudetti si vincono con la difesa, avere un grande finalizzatore non è una condicio sine qua non per il successo. Basti pensare che negli ultimi 20 anni, solo 3 volte il capocannoniere della serie A ha vinto il campionato: nel 2002 Trezequet segnò 24 gol (tanti quanti Hubner), nel 2004 Shevchenko vinse la classifica con le stesso numero di reti e nel 2009 Ibrahimovic ne fece 25 con la maglia dell’Inter.

Il caso della Juventus di Conte è comunque anomalo, nei numeri e nella sostanza. Innanzitutto perché negli ultimi due anni, nessun giocatore bianconero ha segnato più di 10 gol in campionato: è vero che quest’anno Vucinic è a quota 9 quando mancano tre giornate alla conclusione del campionato, ma a questo punto poco importa. Ai bianconeri manca tanta qualità lì davanti, è l’unico ruolo in cui non primeggiano in campionato: perché i Cavani, i Balotelli, i Milito, i Klose, gli Jovetic e gli Osvaldo ce li hanno gli altri. Non per nulla, da tre sessioni di mercato di parla di top player.

Altro dato statistico che impressiona è la percentuale di reti arrivate dagli attaccanti rispetto al totale: nel 2012 furono 28 su 67, quest’anno (sempre considerando lo scorcio di campionato ancora da giocare) sono 31 su 64. Meglio, ma ancora meno della metà.

Un caso analogo in realtà esiste: nella stagione 1999/2000 la Lazio si laureò campione d’Italia con Marcelo Salas miglior marcatore con sole 11 reti e 24 gol dall’attacco su 64 totali. Quella Lazio però l’anno dopo si cautelò con Hernan Crespo, che vinse la classifica cannonieri con 26 reti. E soprattutto i vari Boksic e Salas erano giocatori qualitativamente migliori di quelli dell’attuale attacco della Juventus, il solo Vucinic è accostabile a quel livello.

I NUMERI DEGLI ATTACCANTI JUVE IN CAMPIONATO
GIOCATORE GOAL
SEGNATI
PARTITE
GIOCATE
MINUTI
GIOCATI
MEDIA
PARTITA
UN GOAL
OGNI...
Mirko Vucinic
9
30
2022
0,30
224'
Fabio Quagliarella
8
24
982
0,33
122'
Alessandro Matri
7
20
843
0,35
120'
Sebastian Giovinco
7
29
1835
0,24
262'

Ma quali sono i perché di questi numeri? Indubbiamente la mancanza di qualità, come si è detto: l’attacco della Juve è una spanna indietro al resto della rosa. Poi il sistema di gioco di Conte, che privilegia gli inserimenti da dietro (ed è il motivo per cui secondo alcuni ai bianconeri non servirebbe un rapace d’area di rigore ma piuttosto un attaccante di manovra e disposto al sacrificio, alla Mandzukic). Anche qui vengono in nostro soccorso le nude e crude cifre: Lichsteiner aveva segnato 3 gol in tre anni di Lazio, ne ha già segnati 6 in due stagioni a Torino; Marchisio l’anno scorso fu il secondo goleador della squadra con 9 reti: nelle precedenti cinque stagioni da professionista ne aveva segnati in tutto 10; per ultimo, Andrea Pirlo, 8 gol in due anni di Juve, 7 nelle ultime cinque annate milaniste. Che Pirlo spesso sia il mandante degli inserimenti a rete e non l’esecutore, conta poco: qui urge sottolineare la quantità di gol messi a segno da giocatori non d’attacco.

Per ultimo, ci sono da sottolineare le rotazioni usate da Conte: perché se si può dire che esiste una squadra tipo dalla porta al centrocampo, in attacco il tecnico leccese ama ruotare gli uomini a sua disposizione, a seconda dell’avversario o dello stato di forma di ciascuno. Ed ecco che, in due anni, nessuno ha mai superato la soglia delle 30 presenze dal primo minuto in campionato: l’anno scorso Vucinic si fermò a 29, Matri a 23 (quest’ultimo autore di un buon girone di andata ma poi accantonato nella seconda parte di stagione), poi Quagliarella a 9. Quest’anno Vucinic è a 24, Giovinco a 21, Quagliarella a 11 e Matri a 8. In entrambe le stagioni, il giocatore più presente è solo l’ottavo giocatore dell’intera rosa per numero di gettoni.

E’ esemplificativo pensare che il più presente, Vucinic, è tutt’altro che un rapace di area di rigore: nonostante sia senza dubbio il giocatore di maggior talento, il montenegrino soffre incredibilmente quando si tratta di buttare la palla nel sacco, denunciando spesso poca freddezza. E a pesare sull’apatia da gol ci si mette anche la delusione Giovinco, riscattato a peso d’oro quest’estate dal Parma ma mai convincente, tutt’altro, tanto che è stato spesso beccato dai supporters bianconeri.

E’ palese che le soluzioni non si chiamano Bendtner e Anelka, ed è altrettanto probabile che un altro anno di Del Piero avrebbe fatto comodo. Ma adesso Marotta e Paratici devono muoversi per rinforzare (oltre a Llorente, arrivato a parametro zero dall’Athletic Bilbao) un reparto di una squadra che manca solo di quello per fare un ulteriore passettino in avanti, quantomeno in Europa, visto che dopotutto in Italia basta quello che c’è per adesso.

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