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Il 'Prando' si è concesso una lunga intervista a 'Libero', nella quale ha parlato di Serie A, Nazionale, Balotelli, El Shaarawy, Totti e del suo rapporto con Cassano e Giak.

Cesare Prandelli sveste per un attimo i panni da ct, si mette comodo e racconta le sue scelte, i suoi pensieri e le sue verità sulla Nazionale e sul calcio italiano in generale. Il 'Prando' pensiero è diretto, sincero e mai banale.

Si parte dalla Juventus, reduce dalla cocente eliminazione in Champions: "Ha lottato, ma di più non poteva fare. Il calcio italiano al momento non può pretendere troppo. Gli juventini facciano tutti gli scongiuri del caso ma direi che per lo scudetto i giochi sono fatti".

La squalifica di Balotelli non rientrerà nel suo codice etico: "I tre turni di stop sono più che sufficienti. Detto questo Mario deve imparare che non sarà mai un giocatore come gli altri. Avrà sempre le telecamere addosso, deve riuscire a controllarsi. Non ho letto il referto arbitrale ma qualcosa deve aver detto...".

Per Prandelli, però, non è Super Mario il miglior giocatore del campionato, bensì El Shaarawy: "Alla sua età ha preso sulle spalle il Milan nel suo momento più difficile, ha incredibili valori tecnici e morali. E' lui il migliore. E non è vero che soffre Balotelli, i due sono assolutamente complementari. Ringrazio Roberto Mancini per aver permesso a Mario di far coppia con lui anche a livello di club".

Il discorso si sposta sul presunto 'caso Cassano': "C’è chi dice che all’Europeo si sia comportato male e per questo io l’abbia messo da parte. La verità è che lui e Mario sono stati sempre corretti. Nessuno del gruppo si è lamentato. Se avessi insistito con Cassano non ci sarebbe stato spazio per El Shaarawy. Comunque per Antonio vale lo stesso discorso fatto per Di Natale: se dimostrerà di stare bene potrà avere la sua chance anche dopo tante “non convocazioni”».

E per quanto riguarda Totti..."se in prossimità dell’evento avrà questa condizione psicofisica bisognerà tenerlo in considerazione. Poi ovviamente dipende da lui: del resto ha detto addio all’azzurro nel 2006". A dire il vero anche il Prando è stato vicino all'addio: "Sì, volevo più attenzione per la Nazionale a livello di stage e maggiore possibilità di lavorare con i ragazzi. I vertici federali si sono comportati molto bene con me. Certo se pensiamo che il Brasile per preparare la Confederations Cup è in giro da un mese e mezzo".

Infine Prandelli svela i motivi del suo 'amore' per Giaccherini: "Perchè è l’unico “universale” del calcio italiano. Può giocare ovunque e ti risolve moltissimi problemi a livello tattico. Vedrà che la Juve non se ne priverà mai".



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