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"Fermare le partite? Bisogna capire cosa passa per la testa di un calciatore - dice il team manager ed ex difensore nerazzurro - Contro il razzismo si può fare qualcosa di più".

I recenti episodi di razzismo, dai 'buu' rivolti a Kevin-Prince Boateng dai tifosi della Pro Patria a quelli di parte dei sostenitori dell'Inter a Emmanuel Adebayor, hanno toccato nel profondo il mondo del calcio. Come si devono comportare in questo caso i calciatori? Abbandonare il campo? Risponde Ivan Ramiro Cordoba.

"Dirlo è sempre difficile - dice il team manager ed ex difensore nerazzurro, presente al Lido di Milano in occasione dell'iniziativa 'Io tifo positivo - Giornata mondiale contro il razzismo' - perché bisogna capire quello che sente una persona in quel momento. Ad esempio, anche io in passato ho udito degli insulti razzisti nei miei confronti, ma ho fatto finta di nulla. Ma dà fastidio, questo sì".

"Il problema - continua Cordoba - è che purtroppo in tanti vanno allo stadio pensando di assistere a una guerra e non a una partita di calcio. E invece non dovrebbe essere così, perché ci sono due squadre che cercano di battersi e poi finita la gara si torna tutti amici come prima".

C'è che dice che proprio i calciatori dovrebbero fare qualcosa di più contro il razzismo. "Si può sempre fare qualcosa di più - continua ancora il colombiano - Credo che una cosa del genere interessi tutti, non solo qualcuno. Io rappresento l'Inter e mi spiace molto sentire tutto quello che si è creato dopo la gara col Tottenham. Quel gruppo di persone non ci rappresenta, così come in Colombia non ci sono solo nacrotrafficanti".

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