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La testimonianza del direttore amministrativo del Don Orione, a Bergamo: "Purtroppo lo conosciamo bene. Si presentava assieme a un faccendiere, non ci ha offerto neanche un caffè".

In attesa della 'deadline' del 14 marzo, entro la quale dovrà tirare fuori i soldi se non vuole fare la figura del 'sola', la vicenda dello sceicco che vuole entrare nella Roma si è arricchita di un'ulteriore puntata, con Qaddumi che ha smentito - dopo averne sentito le parole dure contro Pallotta e l'attuale struttura societaria - che Gigi Moncalvo sia il suo portavoce.

"Smentisco qualsiasi comunicazione fatta a mio nome su Pallotta, UniCredit, la società e la squadra. Chi ha parlato non è il mio portavoce e non condivido nulla di quanto è stato detto. Ora voglio lavorare in tranquillità e al momento opportuno sarà fatto il necessario. Spero che si fermino tutte queste chiacchiere che stanno facendo male a me, alla mia famiglia e alla Roma".

Ma la 'Gazzetta dello Sport' ricorda che non più tardi di due giorni prima, a caldo subito dopo le parole di Moncalvo, Qaddumi a precisa domanda aveva risposto: "E' un mio amico, fate riferimento a lui".

La 'rosea' svela poi quale sarebbe il giudizio definitivo che arriva sulla vicenda da una 'gola profonda' di Unicredit, vicina all'Ad Fiorentino: una 'farsa'. Ma dallo sceicco arriva invece l'assicurazione che il versamento di 50 milioni nelle tasche degli americani sarà fatto ben prima del 14 marzo, addirittura entro questo fine settimana.

In attesa che i prossimi accadimenti svelino in maniera incontrovertibile la verità sull'effettiva solidità dello sceicco ex barista e imbianchino, su Qaddumi arriva la testimonianza non certo benevola di Dario Perico, direttore amministrativo del Centro Don Orione, casa di riposo, poliambulatorio, centro di riabilitazione e di assistenza domiciliare di Bergamo.

"Purtroppo lo conosciamo bene - ha spiegato all'Eco di Bergamo - Si presentava con un faccendiere di Como che ha avuto problemi con la giustizia e ci aveva promesso di essere pronto a sborsare per noi 5-10 milioni. Una volta ci fece vedere anche la fotocopia di un estratto conto del Credit Suisse per 23 miliardi di dollari, ma non ci ha offerto neppure un caffè. E così gli abbiamo fatto capire che non volevamo avere più niente a che fare con lui...".

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