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Il talento croato si racconta in prossimità dell'esordio nella stracittadina a soli 18 anni: "Stankovic mi ha spiegato tutto, non vedo l'ora di sentire il boato di San Siro".

Quello di domani, per Mateo Kovacic sarà il primo derby italiano. Lui che in Croazia ha giocato Dinamo Zagabria-Hajduk Spalato, racconta le proprie sensazioni alla vigilia di Inter-Milan provando a scacciare via i fantasmi dell'emozione che può provare un diciottenne all'esordio nella stracittadina.

"Non c'era bisogno che mi raccontassero nulla, mi è bastato vederne alcuni in tv per capire che è il derby più importante d'Italia - ha detto Kovacic alla 'Gazzetta dello Sport' - Il resto me lo ha spiegato Stankovic, con cui mi capisco bene anche per questioni di lingua: lui ne ha giocati tanti e mi ricordo anche i suoi goal al Milan. Non vedo l'ora di sentire il boato di San Siro".

Il talentuoso centrocampista, acquistato dai nerazzurri nel mercato di gennaio per 11 milioni più bonus, traccia un primo bilancio della nuova avventura: "Giocare in questa squadra non è un peso, è una gioia: io all'Inter sono soltanto grato e sinceramente non riesco a pensare ad altro che a restare qui più a lungo possibile e fare il meglio possibile. A cominciare dal parlare meglio l'italiano: sto prendendo lezioni, l'impatto con la lingua è stato duro, ma conto di imparare velocemente, anche perché in campo voglio comunicare di più con i compagni".

La capacità di adattamento e una maturità superiore rispetto alla giovane età, secondo lui derivano anche dal brutto infortunio patito nel 2009: "Doppia frattura a tibia e perone, un'operazione difficile, dieci mesi senza giocare. All'inizio ero solo triste, poi sono diventato più solido dentro: sono esperienze che rendono la testa decisamente più forte".

Tatticamente, invece, Kovacic evidenzia: "Io sto dove mi chiede l'allenatore, ma non mi sento mezzala: a me piace stare in mezzo al campo. Se mi chiede cosa preferisco fra un passaggio sbagliato e un passaggio banale le dico un passaggio banale, perché fa meno male alla squadra. Però è vero che cerco sempre una giocata un po' più elaborata, che abbia e possa dare qualcosa in più, a costo di fare qualche errore. E finora Stramaccioni non mi ha mai chiesto di lasciare da parte la mia creatività ma sempre, nei limiti di certi equilibri, di fare quello che sento".

Sul Milan, ecco il pensiero del croato: "Contro il Barcellona ha giocato una partita fantastica, davvero. Credo che contro di noi giocheranno in modo un po' diverso, meno difensivo: serviranno velocità, solidità difensiva e coinvolgimento di tutta la squadra nella costruzione del gioco. Occhio a Balotelli e El Shaarawy, ma sarebbe un errore pensare che siano i loro unici uomini pericolosi".

Per 'esorcizzare' l'attesa, Kovacic si aggrappa a passione e fede: "Puoi essere un po' nervoso all'inizio, ma poi comincia la partita e ti passa, non ci pensi più. Se ami il calcio come me, vivi per queste partite: non pensi alla tensione, pensi che le vuoi giocare. E non ho problemi a dire che credere mi dà forza, mi aiuta a giocare meglio. E anche che, pur se non sempre, mi capita di indossare sotto la maglia da gioco una maglia con un'immagine di Gesù".

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