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Il capitano rosanero, comunque, non assolve la squadra: "Ci prendiamo le nostre responsabilità. Ma ora dobbiamo pensare alla salvezza: lotteremo fino alla fine".

Quando una squadra è sull'orlo della retrocessione, le colpe vengono ripartite. In campo scendono i giocatori, ma la stabilità societaria pesa eccome, e si riflette sulle prestazioni dei calciatori. Tutto quello che, secondo Fabrizio Miccoli, è mancato al Palermo, impegnato sabato in una gara da ultima spiaggia contro il Genoa.

"Tutto ciò che è successo quest'anno non ha giovato alla squadra - attacca in conferenza stampa il capitano rosanero - È dura fare calcio quando si cambia continuamente allenatore, senza fissare obiettivi e iniziare progetti. Prima o poi sono cose che si pagano".

Come si diceva, però, i giocatori non possono ritenersi esenti da colpe. Anzi. "Dobbiamo prenderci anche noi le nostre responsabilità - continua Miccoli - A volte abbiamo fatto bene, altre volte meno bene, ma ora è assurdo dire di chi siano le colpe. Dobbiamo soltanto dare tutto per salvarci".

"Perdere 10-12 punti negli ultimi minuti per motivi vari non mi era mai successo - dice ancora - E siamo stati anche penalizzati da qualche rigore di troppo. Ma dobbiamo credere alla salvezza. E ci devono credere tutti, non solo il capitano". Parole chiare: ora servono i fatti. A partire da sabato, dal dentro o fuori col Genoa.

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