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Il tecnico rossoazzurro ripercorre il cammino che lo ha portato fino alla panchina del Catania. Non solo calcio nella vita di Maran, ma anche una breve parentesi pallavolistica.

Il Catania, con 39 punti in classifica ed una salvezza quasi matematicamente certa, sta disputando un campionato al di sopra di ogni più roseo pronostico. Uno dei principali artefici della trionfale cavalcata rossazzurra è sicuramente il tecnico Rolando Maran, debuttante nella massima categoria.

L' allenatore rossazzurro, in un intervista rilasciata in esclusiva alla 'Gazzetta dello Sport' si è raccontato a tutto tondo, ripercorrendo le sue origini ed il cammino che lo ha portato a correre con il Catania per il sogno europeo.

"Sono nato 50 anni fa a Trento in una famiglia di operai, fatta di persone perbene, capaci di tirar su 3 figli nel migliore dei modi. Io sono il più piccolo, i 2 grandi Lino e Florio, hanno 13 e 10 anni più di me, vivono a Trento e portano avanti l'attività che aveva avviato papà Rino, scomparso 8 anni fa. Lavorano nel settore edile, si occupano di pittura e rivestimenti e questa sarebbe stata la mia strada".

"La passione per il pallone l'ho presa per forza, - ha proseguito - a casa seguivano qualunque cosa tondeggiante che rotolasse. Milanista come tutti in famiglia, tifoso di Rivera. Anche i miei fratelli hanno provato, il secondo fa il selezionatore del Trentino. Ho 2 figli, Elena e Gianluca che gioca nella Primavera del Catania, ma io faccio solo il padre". Un ringraziamento speciale a Ciccio Franzoi, primo allenatore di Maran negli allievi del Trento: "A lui devo tutto".

Prima di diventare allenatore, Maran fece una modesta carriera da difensore centrale: "Inizialmente stopper ma per fortuna il passaggio alla zona mi ha dato più libertà di movimento. Sono arrivato in B. L' attaccante più forte che ho incontrato? Ricordo una partita di Coppa Italia al Delle Alpi contro la Juve di Vialli, Baggio e Del Piero, giocavo nel Chievo. Appena promossi in B, in panchina c'era Malesani. Finì 0-0, al ritorno non giocai perché ero squalificato e ci eliminarono" dice ridendo.

Nella sua professione da allenatore il mentore fù Silvio Baldini: "Silvio Baldini fu mio allenatore alla Carrarese e mi portò come "secondo" al Chievo e al Brescia, fu il primo a dirmi che avrei dovuto fare questo mestiere. Da calciatore facevo l'allenatore in campo. E i tecnici che ho avuto si arrabbiavano se non guidavo i compagni. Ma l'ho fatto nei modi giusti".

Con Baldini, il tecnico rossoazzurro condivide il temperamento forte sulla panchina: "Da giocatore sapevo stare al mio posto. Da tecnico invece ho avuto più di uno scazzo con i calciatori. L'ultimo l'anno scorso a Varese con Terlizzi, poi siamo diventati grandi amici".

Il calcio, però, non è stato l' unico sport nella vita di Maran: "Ho giocato anche a pallavolo, ma senza speranze, da grande mi sono appassionato allo sci. Mi piacerebbe una volta provare sull'Etna". E a scuola come se la cavava? "I professori mi rimproveravano la passione per il pallone, volevano che studiassi di più. Se copiavo? Sempre, in tutte le materie, sono andato avanti fino al diploma di geometra giusto per chiudere un capitolo".

E il rapporto con la lettura? "Sto ancora cercando di costruirlo. Per leggere ho bisogna di concentrarmi e quando stacco col pallone voglio rilassarmi. Sul comodino ho la Bibbia". Anche se il suo rapporto con la fede è diverso da quello del suo giocatore, Nicola Legrottaglie: "Ho parlato spesso con Nicola e trovo meritorio il progetto che porta avanti con Missione Paradiso. Credo ma Dio lo sto ancora cercando".

Grande appassionato di musica, Maran predilige la tv al cinema: "Potremmo parlare di musica per ore. Sono un fan degli U2, 3 anni fa li ho visti a San Siro. Tv o cinema? «La televisione è il mezzo più comodo per rimanere attaccati al mondo. Ho visto un po' San Remo e l'ho trovato più intelligente e divertente del solito". E la politica? "Sono piuttosto disamorato, ma so che a queste elezioni in Italia non possiamo più permetterci di sbagliare".

Chiusura dedicata alla strepitosa stagione del suo Catania, che non smette di sognare l' Europa: "Il Catania è il massimo: un club modello e una squadra che mi segue. Da 1 a 0 quante probabilità di conquistare l' Europa? Dico 10 perché un'occasione così non si deve perdere".

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