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I bianconeri non sembrano soffrire troppo il turno successivo alla gara di Champions, il calendario influisce relativamente. E se il problema dei bianconeri fosse il turnover?

Il risultato maturato ieri pomeriggio al 'San Paolo' ha di certo attenuato la portata dirompente che avrebbe potuto avere il ko di Roma sulla volata Scudetto, specie in vista dello scontro diretto in programma tra Napoli e Juventus il prossimo 1 marzo.

I bianconeri adesso si interrogano su quanto le fatiche di Champions abbiano potuto influire sulla scialba prestazione dell'Olimpico. E' innegabile infatti come, la scorsa stagione, Conte sia stato agevolato dalla mancata partecipazione alle competizioni europee.

Nonostate il doppio impegno però Madama non sembra poi soffrire più di tanto il fattore Champions. Le uniche due sconfitte post Europa sono infatti maturate in trasferta, e perdipiù contro Milan e Roma, risultati che peraltro possono essere giustificati analizzando attentamente l'alta qualità delle rose avversarie. Nelle altre cinque occasioni la Juve ha invece sempre vinto in campionato. Estendendo il discorso alla Coppa Italia, va però segnalato come i deludenti pareggi contro Parma e Genoa siano arrivati dopo le sfide giocate contro Milan e Lazio.

Sia alla vigilia che nel dopo partita di Roma, il tecnico Conte si è poi scagliato contro il calendario, che ha costretto la Juve a scendere in campo già sabato sera. Va tuttavia ricordato come il precedente, e unico, stop post-Champions, sia arrivato giocando contro il Milan in posticipo domenicale, a ben cinque giorni dall'impegno di Champions contro il Chelsea.

Solo in due occasioni ai bianconeri è capitato il peggior calendario possibile, con il mercoledì in coppa e anticipo al sabato in campionato, e conseguente ritorno in campo dopo tre giorni. Cosa che invece accade con regolarità a chi gioca in Europa League, a partire dal Napoli, principale rivale della Juve in chiave Scudetto.

Quello che sembra invece aver pesato sulla disfatta contro i giallorossi è il mancato turnover, termine che a Conte pare provocare l'orticaria. Nella stagione in corso infatti il tecnico ha puntato forte solo su quattordici calciatori, lasciando le briciole al resto della rosa.

Insieme ai titolarissimi spiccano i nomi dei rincalzi di lusso Pogba, Matri e Quagliarella, chiamati spesso in causa dal mister bianconero. Mister che, dopo le fatiche di Champions, è ricorso ad un massiccio turnover solo contro Chievo e Catania, peraltro con ottimi risultati.

Neppure gli stop forzati, peraltro limitati solo ai lungodegenti Chiellini e Pepe,  sembrano però aver convinto Conte a votarsi al rito del turnover. Da questo punto di vista lo squilibrio tra la Juventus e le grandi d’Europa è evidente: nelle altre big del Vecchio Continente infatti il blocco dei titolari raccoglie solo il 70% del minutaggio complessivo. Il turnover non è il massimo ma aiuta a vivere meglio il doppio impegno, ora lo sa anche Conte.

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