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La formazione di Mazzarri non riesce ad approfittare del passo falso della Juventus: contro la Sampdoria sono emersi nuovamente i limiti dei partenopei.

La storia si ripete. Ancora una volta, quando ci sarebbe stato bisogno dello spunto, della zampata decisiva. Il Napoli affossa tra le zolle volanti del terreno di gioco la possibilità, teorica, di presentarsi al faccia a faccia del primo marzo con il minimo scarto.

A dirla tutta, una squadra che mira a vincere il campionato avrebbe dovuto mostrare i muscoli già dalla settimana precedente contro la Lazio, per poi chiudere la pratica-Samp con scioltezza ed autorevolezza. E  piazzarsi lì, ad un passo dai bianconeri, per giocarsi il tutto per tutto in quella notte.

Ma la capacità dei partenopei di crollare nei momenti topici è ormai il lato oscuro della personalità di questa squadra, brava a mostrare il profilo migliore quando la pressione non arriva a bloccare gambe ed annebbiare le idee, quando non c'è l'obbligo di comportarsi da grande. Quando il risultato "a tutti i costi" diventa ossessione ed il pensiero al futuro diventa un limite per fare bene nel presente.

LA PARTITA | NAPOLI-SAMPDORIA 0-0

TIRI
IN PORTA
POSSESSO
ANGOLI

FUORIGIOCO

CARTELLINI

NAPOLI
17
6
59%
6
1
2

SAMPDORIA
9
4
41%
2
1
1

Un pari inutile, o quasi. Un misero punto rosicchiato in una gara condizionata dall'assenza ingiustificata di colui che ha il compito di mandare avanti la baracca: il digiuno di Edinson Cavani dura ormai da troppe partite - quattro - e la dipendenza del Napoli dai goal dell'uruguayano emerge in tutta la sua franchezza.

I numeri mostruosi del Matador hanno finora mascherato i limiti cronici dell'impianto di gioco degli azzurri, in terribile difficoltà quando c'è da rimbalzare su blocchi difensivi che non lasciano spazi utili per le ripartenze. E non è possibile pretendere di puntare al titolo avendo vita facile solo contro avversari che non rinunciano al gioco e quindi ad inevitabili rischi.

Quando il Matador non riesce a colmare questo gap, dunque, non bastano i buoni propositi di Insigne e dello stesso Hamsik per avere la meglio sull'ansia che si impossessa della squadra ogni qualvolta c'è da tagliare un traguardo importante. Forse perchè, a partire dalla leadership tecnica, ancora non si è riusciti a trasmettere al gruppo la convinzione di avere le capacità per insidiare la Juve nella lotta scudetto.

La classifica, a questo punto, presenta la possibilità di una doppia interpretazione: i prossimi due turni di campionato ed i relativi incroci rappresentano la fune acrobatica su cui gli azzurri dovranno passare ed attraverso cui si aprono inevitabilmente molteplici scenari.

Dall'aggancio al clamoroso sorpasso, passando per ipotesi più pessimistiche - ma artitmeticamente possibili - che prefigurano addirittura uno scivolamento al terzo posto. L'alibi delle pessime condizioni del campo, quindi, sta in piedi giusto il tempo di sbollire la delusione.

L'abitudine a vincere è la chiave mancante, l'elemento che fa la differenza. E forse il Napoli deve ancora trovarla.

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