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Il talento croato ha già stregato tutti, comprese le tre bandiere nerazzurre. Un pensiero comune: "Gioca a testa alta e sa già cosa fare con il pallone prima ancora di riceverlo"

Mazzola, Corso e Beccalossi. Il giovanissimo Kovacic ha già stregato le tre bandiere dell'Inter, pur avendo giocato solamente una partita da titolare, contro il Cluj, ed essendo subentrato nella ripresa contro il Siena. Dunque, l'unica dolce notizia in casa nerazzurra, dopo il terribile infortunio occorso a Diego Milito.

I tre, intervistati da "La Gazzetta dello Sport", hanno esaltato le qualità del giovane centrocampista croato. "A dispetto della giovane età, - ha dichiarato Mazzola, 565 presenze e 158 reti con la maglia dell'Inter - il ragazzo ha dimostrato di essere già maturo e capace di gestire i momenti difficili nell'arco dei novanta minuti. Gioca a testa alta e sa già cosa fare con il pallone prima ancora di riceverlo. Attualmente credo possa dare di  più da mezzala, ma in futuro lo vedo molto bene come regista basso".

Mario Corso, 502 partite e 94 gol, la pensa diversamente sulla posizione in campo del nuovo numero 10 nerazzurro: "Lo vedrei bene da trequartista, ma, siccome lì sta facendo bene Guarin, è adatto anche da mezzala. Di lui, mi han colpito personalità e tranquillità, ha già preso per mano la squadra e son sicuro che farà divertire i difensori. L'assist per Palacio - prosegue 'il piede sinistro di Dio' - è da grandissimo giocatore, perché ancor prima di stoppare aveva già deciso cosa fare. Se non sei forte, certe cose non riesci nemmeno a pensarle".

"Si sapeva che era un talento - spiega Evaristo Beccalossi, 216 gare e 37 gol con la maglia nerazzurra - quindi non può essere una sopresa. L'unico dubbio poteva riguardare l'inserimento, ma ha superato la prova a pieni voti. L'Inter, in questo momento, ha bisogno di un giocatore che crei gioco, quindi può adattarsi al ruolo di regista. Ma Kovacic, messo venti metri più avanti, può essere devastante. Ha due qualità sopraffine: visione di gioco e tranquillità, anche quando è raddoppiato".

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