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Atteso alle 9 dal Gip Casula. I suoi legali chiederanno la scarcerazione o i domiciliari. Intanto, l'impatto col carcere è duro: "Ho molto freddo, e dormire è difficile".

L'impatto con il carcere è stato un mezzo trauma, per Massimo Cellino. Dietro le sbarre di Buoncammino a causa delle irregolarità nella realizzazione dello stadio di Is Arenas, il presidente del Cagliari ha dovuto fare i conti con la dura realtà della prigione. Ma oggi, intanto, sarà per lui una giornata importante.

Alle 9, infatti, Cellino - assistito dai legali Ballero e Cocco - sarà ascoltato dal Gip Casula, nell'interrogatorio di garanzia in cui il patron rossoblu è pronto a difendersi e a fornire la propria versione dei fatti. Gli avvocati chiederanno per lui la scarcerazione immediata o, al massimo, i domiciliari.

In particolare vengono contestate le accuse rivolte dall'ingegnere di Quartu, Gessa, che sarebbe stato minacciato da Cellino di ritorsioni se non avesse completato la costruzione dello stadio. Minacce infondate, secondo il presidente: Gessa, pure lui incarcerato, starebbe esagerando per riottenere la libertà.

Ieri, intanto, gli ha fatto visita Mauro Pili, amico e deputato del Pdl, a cui Cellino ha detto: "Qui fa molto freddo, la cella è ghiacciata. E dormire è difficile, ci sono troppe voci dall'esterno che mi disturbano. Mi trattano bene, ma ho visto un servizio su di me in tv e non ho più voluto guardarla".

Il presidente rossoblu, comunque, non molla. E già nell'interrogatorio di garanzia promette battaglia. Fiducioso in un rapido cambiamento della situazione che lo vede coinvolto, e convinto della propria innocenza, manda un messaggio anche ai tifosi del Cagliari: "Dico loro di stare tranquilli e di andare fieri, a testa alta".

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