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L'attaccante granata, rivitalizzato da mister Ventura, ha svelato il succoso retroscena di mercato che lo riguarda. Gli infortuni, per lui, sembrano ormai acqua passata...

L'avventura al Torino è iniziata col piede giusto, dopo anni di problemi fisici. Ora Paulo Vitor Barreto si gode l'esperienza in maglia granata agli ordine di Giampiero Ventura, che lo ha fortemente voluto con sè dopo gli anni di Bari. Meglio restare in Italia, dunque. Per il brasiliano c'è stata una proposta dell'Anzhi, da lui rispedita al mittente per via di una particolare fobia: quella dell'aereo.

"In Brasile non torno da otto anni. E non lo farò mai più, dato che ho il terrore dell'aereo - ha spiegato Barreto alla Stampa - Soffro di claustrofobia, non resisto più di un'oretta. Tutto è peggiorato da quando conosco mia moglie Elisa, che va in panico più di me, e mi pianta le unghie nel braccio. Non possiamo più farcela. Ho anche rinunciato a offerte dall'estero per questo motivo. Mi voleva l'Anzhi, ma lì si è sempre in aereo...".

Insomma, basta che non si voli, e Paulo è sereno. A maggior ragione ora che gli infortuni fanno parte del passato: "Bello giocare quattro partite da titolare dopo due anni di infortuni e guai, ma mi manca la brillantezza. Sono stato fermo a lungo, e adesso che ho ripreso col Toro, arrivo cotto al venerdì, e la domenica non duro fino in fondo".

Questione di tempo, probabilmente. Il Toro, invece, deve arrivare alla svelta "a quota 40. Ora troviamo Atalanta, Cagliari e Palermo: se facciamo 6 punti, ci siamo quasi. Sarà durissima, però".

La fede cristiana ha aiutato Barreto "a superare quei primi tempi tremendi in Italia. Avevo 13 anni, da Treviso mandavo i primi soldini per regalare a mia mamma la lavatrice ma di casa mi mancava tutto. Poi, la mia infanzia a Bangu, zona Ovest di Rio, ai confini con la favela. Non avevamo nemmeno i soldi per mangiare. Cosa volete che sia affrontare gli infortuni di un calciatore?".

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