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L'attaccante biellesse alla soglia dei suoi 31 anni ammette: "MI ritengo fortunato, ho avuto una carriera piena di soddisfazioni". Su Bologna: "Scelta ispirata. Qui sono felice"

Arrivato in estate a Bologna, Alberto Gilardino ha dovuto confrontarsi subito con il fantasma di Marco Di Vaio. M come sempre, in tutta la sua carriera, per l'attaccante biellese parlano i numeri. E i 10 centri in 23 presenze fin qui con la maglia dei felsinei fanno capire come il 'Gila' abbia saputo rimpiazzare alla grande l'ex numero 9 del Bologna.

"Qui sto andando alla grande. Mi sono ambietanto immeditamente e venire a Bologna è stata una scelta ispirata. - ha dichiarato Gilardino in una lunga intervista al sito ufficiale 'LegaSerieA.it' - Bologna è una bella città dove puoi condurre una vita tranquilla. La gente è cordiale. Non avevo mai vissuto qui prima d'ora e ne sono stato piacevolmente sorpreso".

Con soli cinque punti di vantaggio dalla terzultima e una temibile trasferta a Catania nel weekend, Gilardino descrive così il momento della sua squadra: "Il nostro obiettivo è quello di evitare presto la restrocessione e raggiungere la salvezza il prima possibile. Anche se è un obiettivo diverso da quelli a cui sono stato abituato in passato, la motivazione è la stessa. La verità è che per vincere le sfide-salvezza serve la stessa grinta e la stessa determinazione che ti vengono fuori quando ti stai giocando la vittoria di un trofeo".

E di trofei, Gilardino, che a luglio compierà 31 anni, se ne intende, visto che nella sua carriera ha conquistato un Mondiale, una Champions, una Supercoppa Italiana, una Europea e un Mondiale per Club.

"Ci sono stati molti alti nella mia carriera. A partire dal mio primo anno col Milan quando abbiamo vinto quasi tutto tranne lo scudetto, - ricorda l'attaccante -  fino alla Coppa del Mondo con l'Italia nel 2006. Ma ci sono stati altri momenti fantastici e mi ritengo fortunato per aver avuto una carriera ricca di successi e momenti indimenticabili".

Ma per Gilardino, che si tratti di Piacenza, Verona, Parma, Milan, Fiorentina, Genoa, Bologna o Nazionale, conta una cosa sola. Metterla dentro: "La sensazione che si prova durante il goal è come una droga. - ammette il centravanti - Nel mio passato ho segnato molto grazie all'instinto ma di recente sono diventato anche più calcolatore sotto porta".

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