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L'ex portiere dei giallorossi è rimasto perplesso anche della scelta di far tirare il rigore ad Osvaldo: "Ai miei tempi gli altri giocatori avrebbero consegnato il pallone a Totti"

Ha difeso i pali della Roma per gran parte degli anni '90. A Giovanni Cervone il club giallorosso è rimasto nel cuore e proprio per questo affronta le tematiche che più da vicino riguardano i capitolini, a partire dall'episodio spiacevole che ha visto protagonista Delio Rossi.

"E' fuori di testa - ha affermato Cervone a 'Ryar Web Radio'-. Mi meraviglio che, nonostante il suo comportamento, trovi ancora da lavorare. Già nella scorsa stagione si era reso protagonista in negativo con quella reazione a Firenze, una scena che ha fatto il giro del mondo e che lo ha ridicolizzato agli occhi di tutti".

"Secondo me una persona che si comporta in questo modo non dovrebbe allenare e far parte del mondo calcio. Sono sorpreso che la Sampdoria abbia preso una persona così. L’allenatore è colui che deve dare l’esempio. Oltretutto è anche un ex della Lazio, doveva rifletterci bene prima di fare un gesto del genere. Da romanista quale sono, le sue scuse non le accetterò mai".

"Quando verrà all’Olimpico contro la Roma - ha continuato l'ex calciatore -, i tifosi devono massacrarlo di fischi. Non so se abbia dei problemi di altra natura, ma quelle sono cose che devono essere risolte a casa. In campo va l’uomo e in base a quello che abbiamo visto negli ultimi tempi, Rossi è poca roba”.

Dal comportamento di Rossi al rigore sbagliato da Osvaldo il passo è breve: "Poca personalità da parte di tutti. Se fosse successo ai miei tempi, qualsiasi giocatore avrebbe mandato a quel paese Osvaldo togliendogli il pallone per poi consegnarlo a Totti”.

Quindi il discorso si sposta in generale sul periodo buio della squadra: "La Roma sta vivendo veramente un brutto momento. La medicina è solo una, quella dell’impegno comune e la volontà di lottare per lo stesso obiettivo".

"La società conosce Andreazzoli da tanto tempo ed evidentemente hanno visto in lui la persona in grado di dare qualcosa in più alla Roma. Speriamo che sia stata la scelta giusta e che la squadra si riprenda”.

Le ultime parole, non proprio dolci, sono per Giuseppe Giannini: "Con Giuseppe ho avuto una discussione, non ci parliamo da tempo. Ora non sono in buoni rapporti con lui. Ci ho lavorato insieme ai tempi del Gallipoli, ma poi insieme ad alcuni suoi assistenti, ha ritenuto che non fossi adatto per far parte del suo staff".

"Molte persone mi hanno chiamato, anche loro si sono fatti un’idea su quello che è successo e mi hanno informato che se lui fosse diventato allenatore della Roma, mi avrebbe portato con sé. A questo punto avrebbe potuto portarmi due anni fa a Verona quando avevo bisogno di lavorare e non l’ha fatto".

"Sono chiacchere…e le chiacchere stanno a zero. Quando si ha fiducia nelle persone, come io ne avevo, ci si comporta in un altro modo - ha tagliato corto -, non come ha fatto lui”.

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