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L'attaccante croato ha parlato della disgrazia che lo ha recentemente colpito: "Biba era unica, perfetta: doveva stare con Dio. Perché Bergamo? Il calore di questa gente è unico".

Igor Budan ha trovato la forza di ripartire. Dopo la tragedia che lo colpì in estate, con la prematura scomparsa della piccola figlia Amber in seguito ad una meningite fulminante, l'attaccante croato ha passato momenti difficili: "L'idea di abbandonare tutto e tornare a casa mia c'è stata, però, riflettendo, ho capito che avrei tolto la possibilità di scegliere all'altra mia figlia, Viktoria".

"Secondo un gruppo di psicologi francesi - prosegue Budan - dopo circa un anno e mezzo si inizia a stare meglio, anche se il dolore non passerà mai. A febbraio sono sette mesi e pian piano ho iniziato a risalire. Nei primi mesi ero dominato da sbalzi d'umore e avevo chiesto di dormire da solo in ritiro per pensare a Biba. Io e mia moglie ci siamo fatti forza a vicenda, sostenuti da un gruppo di psicologi. Subito dopo la disgrazia, sono stato travolto da un grande affetto, ho ricevuto 600 messaggi. Ringrazio loro, Zamparini, il Palermo e tutti gli altri che mi son stati vicino".

"Io e mia moglie abbiamo voglia di ricominciare, di avere altri figli, anche se Amber era unica, perfetta: ecco perché Dio l'ha voluta con sè. Ce l'ha portata via la 'sindrome di Waterhouse', in Italia ci sono dieci casi all'anno. Mia moglie è speciale, è stata lei, su consiglio degli psicologi, a raccontare la verità a Viktoria, è stata più forte di me. Ora ha ricominciato a studiare e, per sfogare l'adrenalina, a fare 10 km sul tapis roulant".

Budan, invece, riparte da Bergamo: "Mi era stato consigliato di non cambiare casa e città, per non fuggire dal dolore. Io ho scelto Bergamo, perché sapevo che l'affetto che avrei trovato sarebbe stato più forte di un gol segnato o sbagliato. Ora mi rimetto in gioco, a 33 anni voglio tornare a segnare per l'Atalanta. Io e l'angelo che sta con me".

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