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"Non so perchè non sono preso in considerazione - dice il 'Principe' - ho più esperienza di loro due. Giocherei a 3 dietro e metterei più pressione ai giocatori".

Quando vedi l'occasione che sogni da una vita presa da altri che - secondo te - hanno pochi meriti più di te, l'indignazione nasce spontanea. È esattamente il sentimento che pervade il cuore di Giuseppe Giannini, 'Principe' che sul trono giallorosso pare destinato a non sedersi mai. Senza capire il motivo.

"Con tutto il rispetto per Muzzi o Panucci, ma perché il mio nome non c'è mai tra i papabili per la panchina della Roma? - si chiede a 'Centro Suono Sport' l'ex idolo della curva romanista di fine anni 80 e anni 90 - Qui pare che meno hai a che fare con il passato giallorosso e più vieni preso in considerazione. Sono avvelenato, perché le esperienze che ho fatto io credo non le abbiano fatte né Muzzi né Andreazzoli". 

Ma come farebbe giocare questa Roma Giannini? "Io schiererei la difesa a tre, con centrocampo formato da Florenzi a destra, Pjanic e De Rossi in mezzo e Dodô o Balzaretti dall'altra parte. E davanti lascerei quelli che ci sono ora. Piuttosto metterei più pressione sui giocatori, devono sentirsi il fiato sul collo. E lascerei i cancelli aperti agli allenamenti".

Da allenatore, Giannini è reduce dal controverso incarico di Grosseto, nello scorso campionato, quando venne assunto da Camilli ma si dimise dopo poche settimane per contrasti col proprio presidente. In precedenza aveva fallito a Verona, in Lega Pro, anche se il suo capolavoro da allenatore è la promozione in B del Gallipoli, nel 2008-2009.

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