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L’Inter presenta il suo nuovo gioiello, Kovacic svela una sicurezza da campione: “A chi mi ispiro? A me stesso”

Il giovane croato ha già fatto il suo debutto con la maglia nerazzurra: "A Siena abbiamo fatto molto male ma sono sicuro che ci riprenderemo".

E' una giornata importante quella che si sta vivendo in casa Inter. Alla Pinetina infatti, è stato presentato ufficialmente alla stampa Mateo Kovacic, il grande colpo di mercato messo a segno dal club nerazzurro nel corso dell'ultima sessione di calciomercato.

Il giovane talento croato non ha nascosto la sua gioia per l'approdo a Milano: "Sono molto felice di essere all'Inter, per me è un motivo di grande orgoglio essere in un club come questo. Cosa ho pensato quando ho ricevuto la chiamata? Non ci credevo e quasi non ci credo ancora visto che sono arrivato in una società così importante".

Kovacic ha ereditato la prestigiosa maglia numero 10 che in passato è stata indossata da tanti grandi campioni nerazzurri: "Sono onorato di indossare questo numero ma non è un problema. Sono io che alla fine scendo in campo. Mi sento già pronto anche per uno stadio come San Siro".

L'ex Dinamo Zagabria ha già fatto il suo debutto con la maglia dell'Inter: "A Siena abbiamo fatto molto male ma sono sicuro che ci riprenderemo. Se ci vorrà più tempo a prendere in mano la squadra o a imparare l'italiano? Certamente imparare l'italiano, qui però ci sono molti giocatori slavi che mi capiscono".

In molti l'hanno paragonato a Boban: "Preferisco parlare più di me stesso che di altri giocatori, il mio preferito è comunque Prosinecki. La mia posizione in campo? Mi trovo a mio agio sia in posizione più avanzata che come vertice basso del centrocampo, deciderà l'allenatore dove farmi giocare, io penso di poter dare tanto da centrale".

Di certo il neo acquisto nerazzurro non si paragona a Kakà, come avrebbe detto in conferenza stampa: "Non l'ho mai nemmeno nominato" ha poi affermato sorridente il calciatore, spiegando di aver soltanto pronunciato un termine tedesco dal suono simile. Un errore di traduzione, insomma.

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