thumbnail Ciao,

Il giovane attaccante nigeriano dal passaporto svizzero racconta la dura infanzia prima di approdare al calcio che conta: "A 13 anni giocavo dopo la scuola, per passare il tempo"

A volte il calcio regala pagine degne del libro 'Cuore'. Come la storia di Innocent Emeghara che domenica scorsa a fatto girare gli occhi ai difensori dell’Inter e da illustre sconosciuto si è fatto conoscere al grande calcio.

Dalle pagine della 'Gazzetta dello Sport' il giovane talento nigeriano ma dal passaporto svizzero ha raccontato come è arrivato in Italia toccando anche aspetti privati che lasciano il segno: “Sono nato a Lagos, ma cresciuto in un villaggio vicino. Sono rimasto orfano quando mia madre era incinta e voi nemmeno potete immaginare come sia la vita lì. Povertà, malattia. Ma è la più forte palestra di vita, se sono quello che sono lo devo alla mia infanzia”.

Poi continua: “Non sono arrivato in Svizzera con l'idea di diventare un calciatore. A 13 anni giocavo dopo la scuola, per passare il tempo. Ho avuto la fortuna di entrare subito in un piccolo club, il Toss. Lì mi hanno visto quelli dello Zurigo, poi è arrivato il Winterthur, poi ancora il Grasshoppers e la Francia, al Lorient”.

Infine l’approdo al Siena per cercare di dare il suo contributo alla salvezza dei toscani: “Qui mi trovo benissimo, mi piace la città e la cucina. Sono felice per il goal e il successo sull'Inter: siamo ancora messi male ma la vittoria dà morale. Per il mio futuro vediamo cosa succederà alla squadra, ora mi concentro sulla salvezza”.

 

Sullo stesso argomento