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Il nuovo tecnico della Roma dice di ispirarsi a Sacchi e Silvio Baldini, per l'ex attaccante, ora vice-allenatore giallorosso, è Spalletti il modello da seguire.

Un'intervista doppia, stile 'Le Iene', per far conoscere meglio ai tifosi della Roma e non solo i due uomini ai quali è stata affidata la gestione tecnica della squadra giallorossa dopo l'esonero di Zeman: originale l'iniziativa del sito ufficiale del club capitolino, che ha messo a confronto Aurelio Andreazzoli e Roberto Muzzi.

"Il calcio in tre parole? Normalità, equilibrio, collaborazione", la risposta di Andreazzoli, incaricato di dare solidità alla squadra. Diametralmente opposto il parere dell'ex attaccante, scelto come vice: "Passione, felicità, divertimento".

Interessanti anche le risposte sull'importanza di allenatori e schemi rispetto ai giocatori: "I calciatori contano il 100% - asserisce Andreazzoli - il sistema di gioco non conta niente, è semplicemente il risultato finale delle caratteristiche dei vari elementi. Qualcuno dice: “Se il tecnico non fa danni, fa un buon lavoro”. E io sono d’accordo. Se l’allenatore riesce a essere un buon coordinatore di energie, conta molto. Altrimenti, può solo togliere alla squadra. I calciatori sono gli attori principali". Per Muzzi è un rapporto paritario: "L'allenatore conta il 50%. L'altro 50% è dei calciatori. Tra schemi e giocatori, 80% è dei calciatori, il 20% è del sistema di gioco".

Diversi anche i modelli dei due. "Se c’è qualcuno che ha inciso in passato è Sacchi - afferma il nuovo allenatore della Roma - Prima di lui si giocava a calcio senza ricerca. Un altro che per me è stato un riferimento è Silvio Baldini: da calciatore ha giocato solo in prima categoria, da allenatore è partito dal basso ed è arrivato in Serie A. Ha il 'bernoccolo'".

Muzzi invece fa riferimento ad un ex tecnico giallorosso: "Spalletti è stato un maestro: l’ho ammirato da calciatore e da addetto ai lavori. L’ho sentito anche dopo aver assunto l’incarico di secondo allenatore della prima squadra. Mi ha fatto un in bocca al lupo e mi ha detto:'“Non essere come eri da calciatore'".

Entrambi d'accordo invece sul giocatore più forte ammirato dal vivo: "Totti, perché Messi e Maradona non li ho visti", afferma Andreazzoli. Muzzi gli fa eco: "Totti, senza dubbio. Siamo cresciuti insieme nel settore giovanile, è diventato un fenomeno".

Unità di vedute anche sulla squadra più bella della storia: "Il Barcellona di Guardiola. Il suo Barcellona è stato un modello - aggiunge Muzzi - una squadra autoritaria, che comandava il gioco, con interpreti di qualità e personalità".

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