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Il presidente torna sulle contestazioni di sabato scorso e sposa una tesi diversa rispetto a quella esposta dall'ad. Il match interno con la Juve, a suo dire, rimarrà unico...

Il Catania è uscito dal San Paolo, al termine dell'anticipo di sabato scorso, di umore nerissimo. Colpa della sconfitta, naturalmente, ma soprattutto degli episodi arbitrali, poco favorevoli ai siciliani, che hanno reclamato un rigore per un mani di Zuniga e chiesto l'espulsione di Grava (solo ammonito) per una manata a Gomez.

Qualcuno, come l'ad Gasparin, si era spinto a paragonare i fatti di Napoli a quelli accaduti nel contestatissimo match con la Juventus dello scorso ottobre, in cui l'arbitro Gervasoni, per nulla aiutato dai suoi collaboratori, ne combinò di tutti i colori, annullando un goal regolare a Bergessio e concedendo invece quello di Vidal, viziato da un fuorigioco.

Una tesi, quella dell'equazione 'Napoli uguale Juve', che non viene sposata dal presidente Antonino Pulvirenti che, pur recriminando per quanto accaduto sabato, inquadra così la questione: "Li hanno visti tutti, i particolari incriminati - le sue parole al quotidiano 'La Sicilia' - il rigore netto non concesso, l'espulsione non sanzionata a Grava. E, per completare il conto, credo che il goal di Bergessio fosse regolare".

La squadra, a suo avviso, ha pagato anche il fattore ambientale: "Arbitrare al San Paolo, per di più con una squadra che lotta al vertice, è complicato. E' andata come è andata, detto questo, la rabbia resta e fa parte del gioco. Ma a me piace guardare la prestazione che è stata all'altezza dell'avversario".

La conclusione del suo ragionamento è di quelle al veleno: "Quel che è capitato nel match interno con la Juve non è paragonabile a nessun altro errore. E' stato un caso unico nella storia del calcio". Parole che verranno sicuramente poco gradite dai bianconeri ed in particolare dal collega Agnelli, con cui di recente il patron rossazzurro aveva già battibeccato dopo la sua nomina come consigliere federale.

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