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La presentazione del nuovo bomber rossonero: "E' un onore giocare per il Milan. Uomo lo sono già ma di sicuro si può sempre migliorare".

"Sono qui per vincere da protagonista". Mario Balotelli non usa mezzi termini nel giorno della sua presentazione come nuovo giocatore del Milan. "Per me essere qui è un sogno che si avvera, è un onore. Era da tempo che volevo giocare nel Milan"

La società rossonera ha scelto un modo molto spettacolare di introdurre ai giornalisti accorsi a San Siro e ai tifosi in ascolto a casa il grande colpo della campagna acquisti invernale. La presentazione dell'ex attaccante del City parte con un video che incomincia dal famoso servizio di 'Striscia la Notizia' in cui Staffelli regala a SuperMario la maglia del Milan, che non esista ad indossarla nonostante in quel periodo fosse ancora un giocatore dell'Inter.

Si susseguono poi immagini del Balotelli goleador col City e in Nazionale, fino alla celebre esultanza contro la Germania e la scritta 'Benvenuto Supermario'. E' Adriano Galliani poi a consegnare a Mario la maglia rossonera col numero 45, stavolta in vesti ufficiali.

Balotelli sa che ci sono grandi aspettative su di lui: "Uomo lo sono già, di sicuro si può sempre migliorare. Da quando sono andato via dall'Inter sono cresciuto, sono qua per vincere da protagonista, all'Inter ho vinto giocando e non giocando, questa è la differenza. Penso di essere arrivato al Milan nel momento migliore. Restare per tanti anni? Dovete chiedere a Galliani e Mino...".

Sul Milan attuale non si sbilancia anche se ha grande fiducia sul tridente con Niang e El Shaaraway: "Sinceramente non ho guardato molte partite della Serie A nè quest'anno nè gli anni scorsi, ma davanti siamo molto giovani e molto bravi e ci troviamo. L'ho visto anche in allenamento, può essere un motivo per fare bene".

Dopo gli anni in Inghilterra Mario torna in una città che conosce bene: "Essere tornato a Milano per me è importante, sono vicino alla mia famiglia, ai miei amici. Essere venuto a giocare al Milan è sempre stato il mio sogno ma preferisco cominciare a giocare e non parlare".

Arriva la domanda sulla 'mela marcia' e si scaldano i toni: "Dall'Inghilterra sinceramente questa cosa non mi è arrivata, io l'ho sentita dopo quando il mio procuratore aveva già parlato, il presidente si era già scusato ma io non sapevo niente di niente". Stizzita la replica di Galliani: "Il presidente non si è scusato, ha precisato di non aver mai detto questa cosa". Sulle presunte 'balotellate' è invece Mario a inalberarsi: "Non conosco Balotellate, le conoscete voi".

Inevitabile proiettarsi al 24 febbraio, giorno del prossimo derby: "Se segno esulto. Io penso che i tifosi dell'Inter non possono essere arrabbiati con me perchè se c'è stato qualche cosa tra noi si è risolto quando io ero ancora nell'Inter. Mi fischieranno ma questo fa parte del calcio". I suoi nuovi tifosi invece lo hanno accolto come un re: "Non mi aspettavo un'accoglienza così, veramente bella, ero molto emozionato. Se aumentano le mie responsabilità? No".

Anche il ct Prandelli ha dato la sua benedizione al trasferimento di Mario: "Ho sentito Prandelli, ho parlato con lui è contento, secondo lui qua in Italia posso trovarmi di nuovo bene, fare il mio calcio e migliorarmi. Mi ha detto solo parole buone. Il Mondiale è un obiettivo importante per me e El Shaarawy, abbiamo le doti e la voglia per arrivarci".

Si parla anche di politica e razzismo: "Se voto Berlusconi? Non ho mai votato, non mi sono mai interessato di politica. Non conosco di persona il presidente. Razzimo? Bisogna tenere duro, ma riusciremo a vincerlo. Gesto del Boa? Dovrei trovarmi nella sua stessa situazione per vedere come comportarmi".

Infine, dopo essersi rifiutato di rispondere alla domanda del giornalista del 'Sun' ("hanno sempre parlato male di me") Mario traccia il bilancio della sua esperienza al City: "Non ho rimpianti, devo ringraziare i tifosi del Manchester, che mi hanno sempre sostenuto, i miei ex compagni e il mio ex manager. Sono contento di aver fatto questa scelta. Le cose peggiori? La stampa, il tempo, il cibo e la guida. Il calcio inglese è veramente bello, è più avanti del calcio italiano, però sono venuto in Italia perchè avevo questo sogno di giocare nel Milan e poi perchè qui c'è la mia famiglia".

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