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In un'intervista rilasciata alla 'rosea' l'ex capitano blucerchiato ha raccontato il momento difficile in maglia blucerchiata che ora sembra definitivamente alle spalle.

Con l'arrivo di Delio Rossi sulla panchina blucerchiata ha ritrovato la ribalta, ma Angelo Palombo dalla Sampdoria non se n'era mai andato. Neanche quando ha vestito la maglia del'Inter il suo cuore è sempre rimasto blucerchiato: "Il dispiacere maggiore è aver perso un anno di Sampdoria, altrimenti sarei oltre le 400 presenze. Ci sono momenti in cui vedi tutto nero, anche i consigli di chi vuole aiutarti sembrano attacchi alla tua persona. Ho pure pensato di smettere", ha dichiarato il giocatore ai taccuini de 'La Gazzetta dello Sport'.

Dopo numerose presenze in Nazionale, dopo i Preliminari di Champions, Palombo si è trovato trovato in Serie B a recitare un ruolo da comprimario, per lo più prendendo posto in panchina: "Me la meritavo per come giocavo. Volevo reagire, aiutare la squadra. Mi dicevo: uno come me non può fare fatica in B. Ci pensavo giorno e notte e andava sempre peggio. La cosa più difficile è stata staccarmi da Genova, l’ho fatto solo per aiutare la Samp.

L’estate precedente avevo rifiutato un’offerta incredibile dalla Fiorentina, non volevo lasciare la barca che affonda. Non sarei andato neppure al Real. Dopo sono andato all’Inter perché me lo ha chiesto la società, ho giocato pochissimo e sono tornato, ma per scelta tecnica sono stato accantonato. Come ho reagito? Sono ripartito da zero, ho spalmato il mio ingaggio per dare un segnale. Non pretendevo nulla, ma quando ho visto che non venivo convocato neppure per le amichevoli ho sofferto".

Ed ecco che emerge l'animo del lottatore, di chi non molla mai, nè sul campo, nè nella vita, qualità che quando era il capitano della Samp aveva fatto innamorare di lui un'intera Gradinata: "Non mi sono arreso, non ho fatto casino, anche per rispetto a Riccardo Garrone, mi sono allenato come sempre, poi mi ha chiamato Delio Rossi. Ero in ansia: e se ora pure lui mi fa fuori? Invece è stato trasparente. Mi ha detto che se avessi meritato un posto avrei giocato".

E ora che è tornato a giocare, con un nuovo ruolo sul curriculum e prestazioni più che convincenti, sognare non è certamente vietato: "Un ritorno in Nazionale? Sarebbe come tornare bambini, come la prima convocazione: una gioia indescrivibile. Chissà, magari ora che so giocare in due ruoli..."

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