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Sulle pagine de 'La Gazzetta dello Sport' l'allenatore dei record etnei Rolando Maran spiega come ha fatto a portare un Catania già da primato a livelli mai raggiunti prima.

Nel 2009 Walter Zenga, sulla panchina del Catania, inaugurò una tradizione di salvezze ‘invernali’ e record di punti, che da allora è andata migliorando con i vari Mihajlović, Simeone e Montella. Ogni anno si è ritenuto di aver raggiunto l’apice e ogni anno la squadra ha dimostrato che invece si poteva fare ancora di più. Rolando Maran non ha interrotto la serie, anzi sta demolendo i primati precedenti: sette punti più dell’anno scorso, tredici rispetto a due anni fa.

L’allenatore fa la sua parte ma i meriti vanno ai calciatori” – assicura il tecnico etneo – “speriamo di continuare su questa strada e di battere altri primati, basta guardare la classifica per renderci conto di quello che stiamo facendo e delle nostre qualità. Tutto è iniziato al Massimino alla prima giornata, quel 3-2 al Genoa è stata la vittoria più bella, noi giochiamo alla stessa maniera in casa e fuori, ma la simbiosi con i tifosi ci dà qualcosa in più”.

Allenatore, calciatori, tifosi, questo è il segreto del Catania. “Quando arrivai trovai un mondo straordinario: un pubblico caloroso che sostiene la squadra nei momenti difficili, una società forte e gestita da gente preparatissima e poi una rosa eccellente. Le condizioni perfette per allenare! Non ho avuto paura del grande salto, mi sono sentito responsabilizzato, ho continuato sulla mia strada, ed essere se stessi alla fine paga”.

Poi parla un po’ di se. “Al Chievo con Malesani scoprii la difesa a zona, mi si aprì un nuovo mondo, di Silvio Baldini ho apprezzato la fase offensiva, ma alla fine quello che conta per me sono la consapevolezza nelle proprie qualità e l’umiltà, solo così si può arrivare al risultato sperato”. Come battere la Fiorentina di Montella. “Lo stimo, è un grande allenatore, la Viola meritava di più al Massimino”.

Infine la prossima sfida contro il Napoli. “Partita molto difficile contro una formazione che lotta per il vertice. Bisogna rispettare un avversario del genere, ma nel contempo avere la consapevolezza che con coraggio e abnegazione possiamo metterli in difficoltà. Noi dobbiamo ancora arrivare a quota quaranta, solamente dopo potremo pensare ad altro, fino ad allora dovremo vendere cara la pelle”.

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