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Il presidente azzurro sogna lo scudetto: "Abbiamo dimostrato di giocarcela con chiunque avendo i conti a posto". Sul calcio italiano: "Serve un torneo modello Nba".

Aurelio De Laurentiis sogna in grande. Dopo 23 anni il suo Napoli può rivincere lo scudetto e interrompere l'egemonia delle milanesi e della Juve, mai spezzata dal 2001 in poi. Impresa impensabile solo nove anni fa, quando il presidente rilevò la società in serie C. Impresa a cui lui è ora il primo a credere.

"Io credo a tutto - dice, in un'intervista al 'Corriere dello Sport' - tranne alla irragionevole scelta di andare fuori budget, che metterebbe a rischio la salute societaria e il futuro del club. Con i conti a posto siamo arrivati in Champions e abbiamo fronteggiato chiunque. Abbiamo una solidità tecnica e un settore giovanile indiscutibili".  

A proposito di futuro, Cavani e Mazzarri possono salutare a fine stagione. "L'ho già risposto a chi me l'ha chiesto: Edinson non è in vendita. Tant'è vero che l'ho blindato. Poi dovremo vedere se ci sarà qualcuno disposto a pagare la clausola rescissoria, e se questo club sarà di gradimento del giocatore. Insigne? Sì, mi pare che la Roma me lo abbia chiesto...".

E Mazzarri? "Lo volevo qualche tempo prima che lo prendessi. Avevo visto in lui la figura ideale per guidare il Napoli. Ha tutta la mia stima, con lui ho uno splendido rapporto. Non condivido tutto quello che dice, ma abbiamo instaurato una dialettica virtuosa basata sul rispetto reciproco e sulla comprensione delle rispettive esigenze. Spero resti il più a lungo possibile". 

Colpito dalle polemiche della Juventus dopo l'anticipo di sabato, De Laurentiis risponde per le rime: "Marotta dice che Guida è napoletano? Ma era napoletano anche nel primo tempo, quando non ha concesso un rigore al Genoa per mani di Vucinic. E qui chiudo il discorso, perché non voglio alimentare ulteriori polemiche su un argomento non creato da noi".

De Laurentiis non si esime dal parlare nemmeno dei problemi del calcio italiano. "Siamo lontanissimi da altri paesi che potremmo definire pilota - dice - Noi siamo ancora qui a discutere la legge sugli stadi, mentre in Germania e in Inghilterra sono due lustri avanti. E per i diritti tv la Premier consente di dividersi cifre straordinarie, mentre qui si vendono per un tozzo di pane".

Un guaio del nostro calcio è il calo di spettatori. "Chi non arriva alla quarta settimana del mese non può spendere per andare allo stadio. E dunque aumenta il pubblico televisivo e diminuisce quello da stadio. Noi fronteggiamo questo problema in modo sbagliato, aumentando il numero delle partite invece di selezionarle. Ma bisogna anche aumentare il comfort negli impianti".

De Laurentiis non ha dubbi: il calcio va riformato profondamente. "Sessanta club storici in due gironi da trenta o in tre da venti creerebbero una audience mostruosa. Sarebbe un campionato affiancato a quelli nazionali. Un torneo tipo Nba, dove chi sgarra va fuori. Io sono leale, le regole le conosco e le osservo".



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