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Nel decennale della morte dell'Avvocato, il Trap lo ha omaggiato con tante belle parole, raccontando anche di quelle volte in cui chiedeva a Brio perchè non giocasse...

Oggi è il giorno del ricordo per uno dei più importanti personaggi che il calcio abbia mai conosciuto: Gianni Agnelli, scomparso dieci anni orsono. E tra coloro che hanno voluto rendere omaggio alla sua memoria si distingue Giovanni Trapattoni, che con l'Avvocato visse tra gli anni più importanti della sua carriera, quando allenava la Juventus.

Il Trap, in un'intervista rilasciata alla 'Gazzetta dello Sport', parla così dell'Avvocato: "Agnelli fu la mia fortuna. Mi chiamò alla Juventus quando avevo 37 anni, ed allora era una cosa rara. Mica erano i tempi di Guardiola... Amava il bel calcio ed apprezzava anche gli avversari, in primis Gullit, Van Basten e Baresi".

"Ricordo ancora il giorno in cui lo conobbi - continua Trapattoni - Non fu affatto difficile, mi chiese cosa serviva alla Juventus per vincere ed io feci i nomi di Benetti e Boninsegna. Non dimenticherò mai che, dopo la finale persa contro l'Amburgo, in molti volevano la mia testa. Lui mi confermò, ed in seguito vinsi Coppa Campioni ed Intercontinentale".

I ricordi proseguono all'insegna degli aneddoti: "Ogni tanto veniva e chiedeva a Brio perchè non giocasse, e Sergio gli rispondeva di domandarlo a me. Io dicevo che era un giovane, mi arrampicavo sugli specchi, ma avevo Gentile e Scirea. Come avrei potuto farlo giocare?".

E sempre  rimanendo in tema, ecco la battuta che il Trap ricorda con più piacere: "Prima delle partite l'Avvocato diceva sempre a Platini 'mi raccomando', e Platini mi chiedeva cosa volesse dire. Allora io rispondevo che, semplicemente, in campo doveva pensarci lui".

Di Agnelli, Trapattoni ricorda anche lo stile e la pacatezza: "Non lo vidi mai andare sopra le righe. Mai. Neppure nei giorni più difficili, quando se ne andarono Edoardo e Giovannino. Mi telefonova sempre, anche nei giorni di New York, poco prima che morisse. E poi aveva il pregio della sintesi: in tre parole descriveva una persona, a me ne servirebbero almeno otto".

"Non intervenne mai in questioni tecniche. Solo una volta mi disse che avrebbe dovuto farlo Platini il regista, e non Furino. Le telefonate alle 6 del mattino? Non mi disturbavano, e poi delle volte chiamava anche la domenica sera. E non fu il solo, altri Presidenti mi chiamavano mezz'ora dopo le 6", conclude Trapattoni.

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