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Il presidente della Lazio puntava alla rielezione di Beretta: "Non è stato il successo mio, ma di tutti quei presidenti che volevano essere artefici di un progetto".

Quella di venerdì è stata una giornata importante per il calcio italiano. Dopo mesi di discussioni infatti, la Lega Calcio è tornata ad avere un presidente che, nella fattispecie, è il rieletto Maurizio Beretta.

A detta di molti però, la sua rielezione ha portato ad una frattura all'interno del movimento visto che Juventus, Inter, Roma e Fiorentina, sono rimaste fuori dall'accordo. Le prime tre hanno già mostrato il loro dissenso per quanto accaduto, altri invece hanno parlato di un'importante successo.

Tra questi ultimi spicca Claudio Lotito, uno di quelli che ha spinto forte per la rielezione di Beretta e che, intervistato dal Corriere dello Sport ha spiegato: "Non l’ha spuntata Lotito, non è stato il successo di Lotito, ma di tutti quei presidenti che volevano essere artefici e protagonisti del progetto della Lega e di un’opera di rinnovamento del calcio italiano. Noi abbiamo condiviso un programma basato sui meriti, sulla pari dignità di ogni club. C’è, invece, chi voleva dipingere un calcio italiano, figlio del passato, con i padroni delle ferriere e i vassalli".

Il presidente della Lazio non vuol sentir parlare di spaccature: "Non è vero che si è spaccato il calcio italiano: 14 voti significa prendere i due terzi dei voti, la maggioranza era a 11. Beretta è stato eletto democraticamente. Ognuno è libero di scegliere. La differenza è che una volta i voti si “pesavano”, oggi invece si contano, perché tutti hanno pari dignità, pari rispetto, pari considerazione. I voti sono uguali, non hanno pesi differenti. Nessuno vuole depauperare il ruolo delle società, che viene esercitato in assemblea. Il Consiglio esprime la rappresentanza di chi ha vinto le elezioni e rappresenteremo tutti. Ci sono stati diversi presidenti che già due giorni fa a Milano sottolineavano come si respirasse un’aria nuova".

Secondo Andrea Agnelli, questo nuovo governo del calcio rappresenta solo il 30% del calcio italiano: "E’ totalmente falso e destituito di ogni fondamento. Dovrebbe ricordarsi quando in cinque società (Napoli-Juve-Inter-Milan-Roma) non erano riuscite a trovare un accordo per i diritti televisivi e le altre 15 tesero una mano. Oggi Milan e Napoli si sono schierate dall’altra parte. Questo Consiglio di Lega ha una rappresentanza geografica e territoriale che in precedenza non si era mai vista. Il ruolo di presidenti di club si esercita in assemblea. Nel Consiglio cercheremo di sviluppare i progetti e le idee per migliorare il calcio italiano e riformarlo sul serio".

Anche Pulvirenti farà parte del Consiglio Federale, una cosa che ha destato sorpresa visto che il presidente del Catania si è visto poco in Lega: "Ha dato la sua disponibilità. Il modello di gestione del Catania è un esempio, hanno costruito anche un centro sportivo che è diventato un fiore all’occhiello. Non capisco dove sia il problema. Il progetto è stato firmato e condiviso da 14 società, è basato sulla condivisione e sul consenso. Ci tengo a chiarire un altro aspetto. Non è vero che il Pescara era contrario, anche Sebastiani ha sposato la nostra proposta".

Lotito ha spiegato quali saranno le riforme più urgenti da adottare: "Intanto bisogna riscrivere lo Statuto della Lega, andare avanti con la riforma della giustizia sportiva e del criterio della responsabilità oggettiva. E poi il calcio italiano dovrà rapportarsi meglio con le istituzioni. Parlo di Governo e Parlamento. Abbiamo necessità di una nuova legge per la costruzione di nuovi stadi e di una revisione della legge ‘91".

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