thumbnail Ciao,

Il portoghese, comunque, si trova a suo agio in Italia: "Mi sono ambientato bene, e i tifosi sono magnifici. Mi ispiro a Roberto Carlos. Caso Boateng? Difficile dire cosa farei".

A tutto Alvaro Pereira. Il laterale portoghese, arrivato all'Inter l'estate scorsa dal Porto e titolare inamovibile della formazione di Stramaccioni, si racconta a 'Prima Serata', programma di 'Inter Channel'. Rivelando di non essere pienamente soddisfatto del rendimento espresso finora.

"Da 1 a 10 mi do un 6 - dice con onestà - Sono molto autocritico, e dico che posso fare molto di più". Il tempo per migliorare però non manca, anche perché le condizioni per Pereira sono ottimali: "Qui in Italia sto benissimo. Mi sono ambientato bene, e anche i compagni, tra cui Zanetti, Gargano, Guarin e Samuel, mi hanno aiutato molto. E i tifosi sono magnifici: sostengono la squadra anche quando perdiamo".

Il portoghese rivela poi il giocatore a cui cerca di ispirarsi maggiormente: "Roberto Carlos, un giocatore che ho sempre seguito moltissimo. Non voglio dire che sono il futuro Maicon, non amo i paragoni. Certo, posso dire che sono contento di aver avuto la possibilità di allenarmi con lui all'inizio della stagione".

Gli chiedono della questione razzismo negli stadi, che prima del rientro dalle festività è esplosa nel caso-Boateng. "Se mi trovassi in una situazione del genere? Non lo so, è difficile dire cosa farei, perché una cosa del genere non mi è mai accaduta - svia Pereira - All'interno di uno stadio si sentono tante cose, l'importante è ignorarle".

La cosa certa, comunque, è che al mancino l'Inter è entrata nel cuore. Anche se è proprio la sua concezione del calcio a renderlo professionista esemplare: "Quando gioco difendo sempre a morte la maglia che indosso. Per me ogni giocata è la più importante".

Sullo stesso argomento