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A detta di molti è il miglior arbitro nostrano. Rizzoli concede una lunga intervista alla Gazzetta, in cui racconta i suoi inizi e il suo punto di vista sulla situazione arbitrale

In una lunga intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, l'arbitro Nicola Rizzoli fa il punto sui nuovi strumenti a disposizione degli arbitri, dall'utilità dell'arbitro addizionale alla possibilità di introdurre la tecnologia sui campi di gioco.

Il fischietto bolognese racconta di aver cominciato "Per colpa di un arbitro. La mia vita cambia in una partita Allievi a Bologna: supero l'ultimo difensore e mi butta giù in modo plateale. Ci danno solo punizione dal limite: inizio a protestare. Vado giù duro: "Ma non dai nemmeno giallo: è un'ingiustizia". Mi fa: "Non conosci il regolamento...". Scatta qualcosa dentro e decido di frequentare un corso per arbitri. L'idea era sapere le cose in modo da discutere alla pari con chi dirigeva. Non sono più tornato indietro".

Sugli arbitri di porta, il miglior arbitro italiano spiega che "la decisione finale spetta all'arbitro centrale. Guai se accade il contrario. L'addizionale fa da supporto e serve ad avere una copertura quasi totale delle azioni. Credo molto negli arbitri addizionali. Ho avuto la fortuna di partecipare al primissimo test in Slovenia. Da allora sono stati fatti passi enormi fino a raggiungere un livello elevatissimo nell'ultimo Europeo. Ci vogliono anni e pazienza".

Gli errori però sono inevitabili, anche con gli arbitri addizionali. Rizzoli prova a dire la sua in merito ad uno degli episodi più discussi di questo inizio di stagione, ovvero il rigore assegnato al Milan nella sfida contro la Juve del 25 novembre scorso: "A volte persino la tv fa fatica a dare certezze. Credo che allora valga più l'impressione avuta dall'arbitro. Ci sono dettagli che le immagini non riproducono, penso ai rumori e alla prospettiva di chi è sul campo. Poi c'è l'esperienza. Se un difensore allarga in modo innaturale le braccia, lo fa perché vuole impedire un cross o un tiro. Magari il tocco non sarà volontario, ma quella intenzione si punisce col rigore".

Sul dibattito se sia meglio usare la tecnologia al posto degli addizionali, Rizzoli afferma che "L'ideale sarebbe avere entrambi. Nello specifico, l'occhio di falco serve soltanto a evitare un errore grave, mentre il giudice di porta ha una portata più ampia. Ho sfiorato le finali di Champions ed Europeo, ma non sono deluso perché ero arrivato a meritarle. Certo, speravo che l'Italia battesse la Spagna per due ragioni diverse... Il futuro? Per ora la Champions. Il Mondiale è lontano, sono in lizza con Rocchi. Ma potremmo anche andare entrambi".

Chiusura sullo scandalo scommesse, che ha sconvolto il nostro calcio: "Sono molto orgoglioso che non ci siano arbitri coinvolti. È una vicenda triste. Serve un cambio culturale. Oggi l'arbitro spesso è un nemico. E invece siamo al servizio del calcio".

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