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Il capitano annuncia la scelta di continuare la carriera da calciatore e sulla corsa Scudetto mantiene il basso profilo: "Pensiamo alla Champions, poi nel calcio non si sa mai".

L'eterno Javier Zanetti. Solo così può essere definito il capitano dell'Inter, che alla soglia dei 40 anni ha deciso che non è ancora giunto il momento di appendere le scarpette al chiodo. L'argentino fa sapere che la sua carriera da calciatore proseguirà almeno per un altro anno.

"E' la mia intenzione e credo sia anche quella dell'Inter: tutto va in questa direzione - annuncia il capitano nerazzurro alla 'Gazzetta dello Sport' - Non è stata una cosa di un giorno, ma è successo nel periodo delle dieci vittorie consecutive. Mi veniva da chiedermi spesso: 'Ma perché non continuare, se pensi di poter dare ancora una mano a prescindere da quanto giochi?'. Quarant'anni sono tanti ma non troppi, se ti senti ancora bene e ancora utile".

E anche sul futuro, Zanetti non pare aver dubbi: "Qualunque cosa farò, vorrei stare il più vicino possibile alla squadra e poi magari rappresentare la società in appuntamenti particolari. Tanto con Luis Figo non c'è pericolo di pestarsi i piedi. Un vicepresidente sta abbastanza vicino alla squadra? Non so, questo bisogna chiederlo a Moratti...".

Il 2013 segnerà il traguardo dei 18 anni di Inter, periodo in cui l'argentino di tecnici passare ne ha visti tanti. Su Stramaccioni dice: "Lui e Leonardo sono i due allenatori con cui mi sono confrontato di più, anche se succedeva spesso anche con Mourinho e con Simoni c'era un rapporto altrettanto stretto, pur se non fondato su un dialogo così continuo, La mia esclusione in Inter-Siena? Quel giorno un po' preoccupato era, si vedeva dalla faccia. Gli ho detto: 'Mister, zero problemi', ma lo sapeva già: a luglio gli avevo assicurato che con me non ne avrebbe mai avuti".

La recente striscia di risultati ha allontanato i nerazzurri dalla vetta, ma Zanetti assicura: "Di sicuro non perché ci siamo rilassati dopo la vittoria di Torino, ma semmai per la corsa fatta prima di quella partita. E poi, sintetizzando, per stanchezza, infortuni e un po' di sfortuna. Scudetto? Nel calcio non si sa mai, ma a un patto: che pensiamo solo a fare di tutto per ritrovarci a fine campionato fra quelle che giocheranno la prossima Champions e non a quanti punti dobbiamo recuperare. Anti-Juve? Mi pare che nessuno di noi abbia mai detto di esserlo".

Sulle decisioni arbitrali che tanto hanno fatto discutere in casa nerazzurra, l'argentino ammette: "Lascerei stare i vittimismi, ma non una constatazione: alla terza squalifica senza rosso diretto, Ranocchia dopo Cassano e Guarin, pensi che un po' di buon senso in più non guasterebbe. Non ci sentiamo una squadra così maleducata con gli arbitri. Anzi, sappiamo che c'è chi ha fatto peggio di noi e allora è inevitabile pensare a due pesi e due misure".

Zanetti dice poi la sua su due compagni di squadra alle prese con un momento poco felice, Ricky Alvarez e Wesley Sneijder: "Ricky secondo me non ha deluso: ha fatto fatica a trovare continuità. Purtroppo si è infortunato spesso, ma non dite che è molle: vuole sempre la palla e anche se San Siro non è uno stadio facile, non ha mai avuto paura di continuare a chiederla. Credo che a fine gennaio sarà ancora con noi, poi a fine stagione si tireranno le somme".

"Su Wes - ha proseguito - l'unico che può decidere è lui e dovrà parlare chiaro ed essere sincero: se vuole restare, una soluzione si trova. Gli ho detto di scegliere con il cuore. Il gruppo non lo ha mai lasciato solo. Se torna e ci dice 'Guardiamo avanti per il bene dell'Inter', no problem. Ma dev'essere lui il primo a non portare rancori".

Infine, il capitano parla di colui che potrebbe a breve diventare un nuovo compagno di squadra e 'sponsorizza' un suo connazionale: "Rocchi è una punta intelligente, soprattutto quando va in profondità. E poi conosce bene il calcio italiano: è l'alternativa che ci serviva, sperando che arrivi davvero. Schelotto può essere un buon cambio per gli esterni, oltre che uno che dà cambio di passo. E trattare con l'Atalanta può essere più facile che con il Corinthians, anche perché mi pare che Paulinho non sia così convinto di spostarsi subito".

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