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L'ex mediano rossonero, ora al Sion, dice la sua sul momento del calcio italiano e definisce ottima l'esperienza vissuta in Svizzera. Il suo cuore, però, rimane rossonero...

Rino Gattuso esalta Totti. A livello sia umano che calcistico: "Mi mancano gli spot che facevo ogni mese, e per anni, con Francesco e Ilary. Lì ho scoperto che uomo è il capitano. Lo pensano viziato e, invece, è umile e generoso. Istintivo. Credo che mi somigli".

In campo, poi, il Pupone sembra rinato: "Quando la Roma ha preso Zeman ho pensato: Francesco migliorerà ancora - ha spiegato l'ex milanista al 'Messaggero' - Noi giochiamo con due occhi, lui con sei. Due davanti, due dietro e due nei piedi. Unico".

L'altro grande del calcio italiano, Alex Del Piero, è invece dovuto emigrare in Australia: "E' stato tradito dal suo club. Non so quali accordi c’erano, ma ha dovuto lasciare Torino. È un grandissimo, un ragazzo riflessivo. Mi dispiace: alla Juve ha dato tanto".

Anche 'Ringhio', però, ha dato tantissimo al Milan e al calcio italiano: "La Serie A mi manca. Ma come quindici anni fa, quando lasciai Perugia per andare a Glasgow, eccomi all’estero. Perché voglio ancora giocare. La mia è passione. I soldi non c’entrano".

La scelta di andare in Svizzera, al Sion, è stato l'ultimo omaggio ai rossoneri: "Per anni ho fatto il capo ultrà, non potevo vedermi con una maglia diversa da quella rossonera. In questi giorni mi sono allenato a Milanello: un mio amico-preparatore mi ha detto che solo un pazzo come me poteva lasciare questa società".

Adesso è iniziata una nuova esperienza, che il 34enne centrocampista definisce "ottima. Sono lì da sei mesi, mi sembra di essere con loro da tre anni. Ho azzerato tutto e mi sono messo a disposizione. Non conta la mia carriera. Vivo la squadra dalle otto di mattina alle otto di sera. Mia moglie dovrebbe ammazzarmi: le avevo promesso che lì mi sarei rilassato".

Gattuso ha iniziato da poco a studiare da manager: "Vorrei provarci, ma ho bisogno di un progetto. Il presidente Costantin sembra Zamparini: è già al quarto tecnico, ma siamo a un punto dalla zona Champions. Ora penso a giocare. Mi piace stare nello spogliatoio e questo campionato è più valido di quanto mi aspettassi. Con giovani di prospettiva".

Sul suo vecchio club ha le idee chiare: "Prima della Roma, la squadra era in ripresa e giocava un buon calcio. La sconfitta dell’Olimpico, però, non cambia nulla. Si è rinnovato molto e ricominciare non è facile. Il problema è indicare ai tifosi l’obiettivo: bisogna essere onesti e sinceri. Ci sta un ridimensionamento dopo tanti anni vissuti ai vertici nel mondo. Anche il Real per un lungo periodo non ha vinto, ma la leggenda è rimasta. Sarà così pure per il Milan".

Al calcio italiano, a suo giudizio, ha fatto molto bene l'avvento di Prandelli sulla panchina azzurra: "Ha tolto all’Italia quella fastidiosa etichetta. Nessuno adesso dice che facciamo catenaccio e contropiede. Ha costruito una squadra sempre propositiva".

In Italia la sorpresa è "la Fiorentina. Montella non era un santo da calciatore. Contestava sostituzioni e altro. Adesso parla e sembra nato allenatore". Non manca un consiglio di mercato a Galliani: "Balotelli o Drogba? Meglio Balotelli. E’ giovane e italiano. E l’ambiente del Milan lo aiuterebbe". Infine, una battuta per sdrammatizzare: "Chi è il nuovo Gattuso? Mi viene da ridere... Ma non ero uno scarpone?".

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