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Il difensore del Bologna ha raccontato se stesso dopo la brutta esperienza legata al calcioscommesse, sottolineando la felicità ritrovata nel fare ciò che più ama.

Il capitolo del calcioscommesse aveva spezzato quello che era stato il suo sogno fin da bambino, ora Daniele Portanova può ricominciare a fare quello che ha sempre amato: giocare a calcio. Il difensore del Bologna si è raccontato, esprimendo tutte le sensazioni vissute negli ultimi periodi.

Nel corso di un'intervista al 'Corriere di Bologna', Portanova ha fatto il punto della situazione in questo 2012 che sta per finire: "Ho affrontato situazioni che mai avrei voluto e mai mi sarei aspettato. Per me non è stato un anno bellissimo. Ma siamo la seconda miglior difesa del campionato (davanti c’è la Juve, ndr), nell’anno solare, ed è un traguardo importante. Vengo dipinto come uno tosto, ma sono un buono. E non riesco a capire subito chi mi vuole bene e chi no. In questi mesi ho rivalutato e rafforzato certi rapporti, e ne ho lasciati andare altri".

Il centrale rossoblù racconta poi alcuni episodi di quando era un ragazzino che sognava la Serie A: "A scuola non me la cavavo male. Non aprivo mai un libro, ma ascoltavo le lezioni e non dimenticavo. Poi come tutti in alcune materie, quelle che mi sembravano più utili, andavo meglio. Matematica, ad esempio era utile. Ma con scienze e storia che ci facevo? Io dovevo pensare al futuro e storia invece... Ma preferivo il calcio. Così un giorno sono andato da mia madre e le ho detto: "A ma’, basta scuola, diventerò un calciatore bravo e guadagnerò molti soldi". Lei si mise a piangere, dopo tutto i sacrifici e i soldi spesi per farmi studiare. "Questo è matto", ripeteva. Grazie a Dio il mio sogno si è avverato".

Un ruolo, quello di difensore centrale, molto delicato: "In difesa si dirige con esperienza e parlando, assillando i compagni. Urlare in mezzo al campo è un modo per farsi sentire ma anche per tenere sempre alta la concentrazione di chi ti sta attorno. I miei modelli sono stati Guido Di Fabio, Massimo Carrera, ma anche Simone Vergassola, gente che non dormiva la notte per la tensione della partita".

Portanova parla poi dei compagni di reparto e del sogno azzurro, mai realizzato: "Radakovic: ha un grande futuro davanti. Non dico Sorensen perché non riesco a considerarlo più un giovane. Tra l’altro, ho letto critiche a Pioli perché non lo aveva inserito prima. Erano sbagliate. Per un semplice motivo: Sorensen si è inserito quando ha voluto lui. Prima non aveva capito che doveva prendere il treno. Ora che ci è salito spero che non scenda e che dia sempre il 100%. La Nazionale? Quando avevo l'età giusta avevo davanti Nesta e Cannavaro, se avessi oggi 25 anni forse avrei qualche speranza in più".

Infine il futuro, che riparte dopo la brutta esperienza vissuta: "Quello che mi è successo mi ha fatto capire quanto voglio bene al calcio. Finché vivo in questo modo, finché sto male come lo sono stato per il mio sogno, continuo. Quando verrà meno anche un minimo delle emozioni che provo, allora capirò che è ora di dire basta. Fino ad allora continuo".

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