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L'attaccante azzurro ha reagito bruscamente dinanzi alla richiesta dell'autorizzazione per accedere allo stadio. Il sindaco, pur dispiaciuto, gli ha però teso la mano...

Al ritorno nella sua Frattamaggiore, Lorenzo Insigne si aspettava un'accoglienza diversa. E l'attaccante del Napoli non ha fatto nulla per nasconderlo, anzi. Tutto è nato da un equivoco: ieri pomeriggio 'Lorenzinho' si è recato allo stadio della cittadina campana per allenarsi, in modo da rispettare anche durante le vacanze la tabella della preparazione atletica.

Il responsabile dell'impianto, però, gli ha negato l'accesso. Motivo? Insigne era sprovvisto della necessaria autorizzazione e dinanzi alla richiesta del pass è caduto letteralmente dalle nuvole. "Ma come, state scherzando?", avrebbe detto il giocatore.

Il custode, piuttosto imbarazzato, ha telefonato subito al sindaco, Francesco Russo, passandogli il calciatore, il quale non ha voluto sentire ragioni. "Ho salutato con affetto questo figlio famoso di Frattamaggiore e cercato di spiegare i motivi per i quali era necessaria l’autorizzazione - le parole del primo cittadino, riportate dal 'Mattino' - Ma il nostro campione mi ha liquidato su due piedi, con un secco: "Me ne vado subito". Non mi ha dato nemmeno il tempo di spiegargli dapprima quei motivi, e nemmeno che intendevo concedere personalmente l’autorizzazione per l’utilizzo della struttura. Sono davvero dispiaciuto per questa brusca risposta".

Fin dalla scorsa estate, da quando cioè giocava nel Pescara, Insigne aveva ottenuto il permesso di allenarsi gratuitamente nello stadio di Frattamaggiore: "L’autorizzazione è necessaria per coprire sotto il profilo assicurativo atleti, squadre e spettatori che mettono piede nel campo. È previsto dal regolamento approvato dall’intero consiglio comunale. Ma ve lo immaginate se Lorenzo avesse messo il piede in una buca del campo e si fosse fatto male? Noi, con l’autorizzazione, tuteliamo tutti: dal campione al cinquantenne che va a fare jogging".

Il sindaco Russo, ad ogni modo, ha fatto sapere di voler chiudere al più presto lo spiacevole equivoco: "Altro che burocrazia e storie del tipo che nessuno è profeta in patria. Lo aspetto domani, in Comune, per una stretta di mano e per fargli gli auguri per il matrimonio". Che sarà tra quattro giorni.

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