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Il tecnico azzurro ha raccontato i suoi segreti in campo e fuori in una lunga intervista. Per lui il tempo è quasi un'ossessione: "In campo si sta per giocare, e basta...".

Per il Napoli Walter Mazzarri è molto più di un semplice allenatore. E' uno stratega, con una precisa filosofia del calcio e della vita. Agli avversari può risultare spesso antipatico per i suoi modi, ma è anche grazie alla sua tigna se l'orgoglioso tecnico ha fatto la carriera che ha fatto.

"Sono dieci stagioni che non mollo e non ho mai fallito. Ho cominciato con la C2 e ora sono qua - ha spiegato Mazzarri in una lunga intervista al 'Corriere del Mezzogiorno' - Prima o poi scrivo quel libro che ho in mente da tanto tempo. Ho tre o quattro cose da dire. Dedicherei volentieri un intero capitolo ad Hamsik, è un bravo ragazzo, la sua è una bellissima storia ed è un giocatore straordinario".

Per lui lo slovacco è il prototipo del calciatore moderno. A patto che diventi "più cattivo. Come Seedorf, per capirci. Nello spogliatoio glielo dico spesso". A sinistra Mazzarri è andato avanti per mesi col ballottaggio Dossena-Zuniga, che ormai pare essersi risolto definitivamente a favore del colombiano: "L'eterno dilemma... Con il primo abbiamo sfondato grazie alla difesa a tre, mentre con il secondo abbiamo rotto lo schema quando l'avversario ha tentato di neutralizzarlo".

Già, lo schema, con quella difesa a tre finita sotto accusa. Per molti un modulo divenuto troppo prevedibile: "Gli altri hanno capito l'antifona e si sono attrezzati - è l'ammissione del tecnico - Nei miei schemi, però, ogni giocatore ha almeno quattro varianti possibili, determinate appunto dalla disposizione in campo dell'avversario".

Insomma, al giocatore viene lasciato libero sfogo, almeno in fase offensiva: "Io posso, voglio e devo prevedere fino a venti metri dalla porta avversaria. Ma lì, in quei venti metri, si scatenano le forze dell'ignoto: la casualità, gli eventi, il genio degli attaccanti. Si dice che l'allenatore governi fino ai trequarti del campo e che poi determinante sia il presidente".

In campo Mazzarri sembra avere l'ossessione del tempo: "Ricordo ai miei uomini che non voglio vederli rassegnati, che la mia squadra non si arrende mai, anche se è sotto di tre reti, perché è meglio perdere tre a uno che tre a zero. In campo si sta per giocare, non per perdere tempo".

Per lui non è stato facile, in questi anni, conciliare lavoro e famiglia: "Ho dedicato il 95% della mia vita al calcio e ciò nonostante ho un bel rapporto con mia moglie e con mio figlio. Ora devo prendermi il tempo per pensare un po'. Non amo apparire in televisione e se vado a Coverciano, all'università del calcio, preferisco ascoltare anziché parlare. Non vorrei spararla grossa, ma preferisco essere, piuttosto che apparire".

Mazzarri respinge l'accusa di preferire i soldatini ai campioni: "Lasciamo stare, ma uno di questi, avversario in campo, di recente si è avvicinato alla panchina ed è venuto ad abbracciarmi, lo hanno visto tutti (chiaro riferimento a Cassano, ndr). L'ho avuto in squadra anni fa, a stargli dietro rischiavo di impazzire". E poi, conclude, "se io giocassi con le sagome della Playstation programmate secondo i miei schemi, vincerei di sicuro tutte le partite. Ma mi sta bene così. Preferisco la vita vera alla virtualità, la dura realtà al facile sogno".

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