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Il 'Genio' lo definisce un'artista del pallone e lo accosta a Ibrahimović, il centrocampista invece lo vede un uomo-squadra al pari di Roberto Mancini o Francesco Totti.

Non ci sono più definizioni per Mirko Vučinić che, dopo il tacco inventato domenica al Renzo Barbera, ha aggiunto nella sua teca un altro colpo di magia degno del suo miglior repertorio. Appena arrivato in Italia Cavasin disse di lui che è “come vedere un quadro di Van Gogh e goderselo in silenzio”, Spalletti lo definì il ‘Maradona dei Balcani’, per Carlo Zampa dopo la rete al derby dell'illusione divenne ‘Mosé’, Walter Sabatini capì che “è uno di quei pochi giocatori che sanno trasformare un pallone sporco in opera d’arte”, Zuliani ha preferito accostargli un eroe del calibro di ‘Zorro’, la verità è che i suoi tocchi, il suo calcio, sono al confine tra arte e fede.

La magia che ha mandato in rete il compagno di squadra Lichtsteiner ha emozionato un po’ tutti, juventini e amanti del calcio, ma di certo non ha meravigliato Dejan Savicević. “Certamente non ha sorpreso me che lo conosco da anni. È un giocatore straordinario, non è la prima volta che inventa giocate pazzesche – dice il presidente della Federcalcio montenegrina sulle pagine di ‘Tuttosport’ – lui è un’artista del pallone”.

Però dovrebbe segnare di più, anche se non è un bomber viene comunque subito dopo i grandissimi – puntualizza il ‘Genio’ – Ibrahimović è sicuramente più concreto e spietato, ma Mirko gli si avvicina molto. Uno come Inzaghi al suo fianco segnerebbe una marea di reti, e adesso mi aspetto il definitivo salto di qualità nella seconda parte della stagione, dove potrà mettersi in mostra in Champions League”.

Più prudente con i paragoni è invece un’altra conoscenza del calcio italiano, Vladimir Jugović: “Lui e Zlatan hanno in comune di essere entrambi migliorati in Italia, accorpando il dna di tecnica balcanica alla mentalità vincente italiana, ma io lo vedo più un uomo-squadra alla Mancini o alla Totti, per dire, perché è un fenomeno a difendere il pallone e nell’ultimo passaggio”.

La sua fortuna comunque è stata quella di arrivare molto giovane nel Lecce di Corvino e di non essersi perso altrove – prosegue l’ex-nazionale serbo – quello che mi piace moltissimo di Vučinić è che ha il fisico alto e asciutto dell’attaccante e la tecnica del trequartista, secondo me il fatto che segni poco non è un problema, sa benissimo compensare con altre doti importanti”.

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